Fulvio Martusciello rischia di restare l'unico volto politico del Huaweigate. La commissione Affari giuridici del Parlamento europeo ha dato il via libera alla revoca della sua immunità, respingendo invece le richieste avanzate dalla procura del Belgio nei confronti del collega di partito Salvatore De Meo, del socialista maltese Daniel Attard e del liberale bulgaro Nikola Minchev. Un esito rimasto in bilico fino all'ultimo per i due azzurri, attesi nelle prossime settimane dal verdetto della plenaria di Strasburgo.
Ma il voto ha riaperto conti mai davvero chiusi tra popolari e socialisti, in una stagione segnata da un'insofferenza sempre più diffusa nei confronti della giustizia belga, protagonista di maxi-inchieste - a partire dal Qatargate - che si trascinano da anni senza approdi definitivi. Esploso nel marzo del 2025 con una raffica di perquisizioni tra Belgio, Portogallo e altri Paesi europei, il caso delle presunte attività di lobbying illecito del colosso cinese delle tlc è tornato ad affacciarsi all'Eurocamera con il voto sulle guarentigie necessario agli investigatori per ascoltare gli eurodeputati coinvolti. Forza Italia - nelle ricostruzioni di più fonti parlamentari - ha fatto quadrato intorno al suo capodelegazione, saldando il fronte popolare con i conservatori dell'Ecr, famiglia europea di Fratelli d'Italia, e con il gruppo Europa delle nazioni sovrane. Complice però la linea intransigente dei socialisti - tra i cui titolari della commissione non siede alcun esponente del Pd - il braccio di ferro si è chiuso con 14 voti a favore della revoca e 11 contrari. Un margine stretto che lascia aperto qualche spiraglio in vista dell'ultima parola di Strasburgo, dove però le indicazioni della commissione competente vengono di rado ribaltate.







