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di Alfredo Zermo

03 Giugno 2026, 18:03

Alle 8 del mattino del 31 maggio, nel cruscotto del ministero dell’Interno, il numero fermo in alto è 11.471. Non è soltanto una cifra amministrativa: è il modo in cui lo Stato misura, giorno dopo giorno, una delle questioni più esplosive della politica italiana. Attorno a quel dato, e a quelli che lo accompagnano, Fratelli d’Italia ha costruito una nuova offensiva comunicativa: il governo di Giorgia Meloni, sostiene il partito, avrebbe ridotto gli sbarchi, aumentato i rimpatri e spinto perfino l’Unione europea verso una linea più dura. I numeri, però, meritano di essere letti per intero, non solo sventolati.

La tesi politica è chiara. Nel dossier rilanciato da FdI, il partito rivendica un calo del 43% degli sbarchi nei primi cinque mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2022, un aumento del 50% dei rimpatri nel 2025 rispetto al 2022 e 2.967 rimpatri tra gennaio e aprile 2026, con una crescita sia dei rimpatri forzati sia dei rimpatri volontari assistiti. È una narrazione politicamente efficace perché compatta in tre numeri una promessa di controllo: meno arrivi, più espulsioni, più deterrenza. Ma è proprio qui che conviene fermarsi e verificare.