Meno clickbait e più qualità: è l'appello di Papa Leone al mondo dell'informazione.Le imprese dei media e della comunicazione non possono "permettere che algoritmi orientati a vincere a ogni costo la battaglia per qualche secondo di attenzione in più, prevalgano sulla fedeltà ai loro valori professionali, volti alla ricerca della verità. La fiducia del pubblico si conquista con l'accuratezza, con la trasparenza, non con la rincorsa ad un qualsiasi coinvolgimento. I contenuti generati o manipolati dall'IA vanno segnalati e distinti in modo chiaro dai contenuti creati dalle persone". E' il messaggio di Prevost per la Giornata delle Comunicazioni Sociali. Per il pontefice "l'informazione è un bene pubblico. Un servizio pubblico costruttivo e significativo non si basa sull'opacità, ma sulla trasparenza delle fonti, sull'inclusione dei soggetti coinvolti e su uno standard elevato di qualità". E avverte sui rischi della "mancata accuratezza" nelle informazioni. "Sistemi che spacciano una probabilità statistica per conoscenza stanno in realtà offrendoci al massimo delle approssimazioni alla verità, che a volte sono vere e proprie 'allucinazioni'. Una mancata verifica delle fonti, insieme alla crisi del giornalismo sul campo che comporta un continuo lavoro di raccolta e verifica di informazioni svolte nei luoghi dove gli eventi accadono, può favorire - afferma Leone XIV - un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza". Nel messaggio c'è un'ampia riflessione sull'uso dell'IA. Per Leone XIV "Simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia, i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane". "La sfida pertanto non è tecnologica, ma antropologica". Prevost mette in guardia dai post che "premiano emozioni rapide e penalizzano invece espressioni umane più bisognose di tempo come lo sforzo di comprendere e la riflessione". Tanti ancora i rischi che arrivano dagli algoritmi "progettati per massimizzare il coinvolgimento sui social media, redditizio per le piattaforme"."Chiudendo gruppi di persone in bolle di facile consenso e facile indignazione, questi algoritmi indeboliscono la capacità di ascolto e di pensiero critico e aumentano la polarizzazione sociale", scrive il Papa aggiungendo che spesso c'è "un affidamento ingenuamente acritico all'intelligenza artificiale come 'amica' onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, 'oracolo' di ogni consiglio. Tutto ciò può logorare ulteriormente la nostra capacità di pensare in modo analitico e creativo, di comprendere i significati, di distinguere tra sintassi e semantica". In sostanza - spiega il Pontefice - noi "non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo. Ciascuno di noi ha una vocazione insostituibile e inimitabile che emerge dalla vita e che si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri". E "la tecnologia digitale, se veniamo meno a questa custodia, rischia invece di modificare radicalmente alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana, che a volte diamo per scontati". Nel messaggio il riferimento alla simulazione delle relazioni e della realtà operata da chatbot, bot e influencer virtuali. Sistemi sempre più sofisticati, capaci di imitare sentimenti umani e costruire interazioni personalizzate, possono risultare ingannevoli, soprattutto per le persone più vulnerabili, fino a occupare la sfera dell'intimità. E denuncia il rischio di distorsioni della realtà, bias e diffusione di contenuti imprecisi o falsi, aggravati dalla crisi del giornalismo sul campo e dalla mancata verifica delle fonti. Necessaria, dunque, la formazione per capire i meccanismi dell'intelligenza artificiale anche per "proteggere la propria immagine (foto e audio), il proprio volto e la propria voce, per evitare che vengano utilizzati nella creazione di contenuti e comportamenti dannosi come frodi digitali, cyberbullismo, deepfake che violano la privacy e l'intimità delle persone senza il loro consenso". E conclude:"Come la rivoluzione industriale richiedeva l'alfabetizzazione di base per permettere alle persone di reagire alla novità - sottolinea Leone XIV -, così anche la rivoluzione digitale richiede un'alfabetizzazione digitale (insieme a una formazione umanistica e culturale) per comprendere come gli algoritmi modellano la nostra percezione della realtà, come funzionano i pregiudizi dell'IA, quali sono i meccanismi che stabiliscono la comparsa di determinati contenuti nei nostri flussi di informazioni (feed), quali sono e come possono cambiare presupposti e modelli economici dell'economia della IA". E qui il Papa rievoca il tema del peccato originale: "Da sempre - sottolinea - l'uomo è tentato di appropriarsi del frutto della conoscenza senza la fatica del coinvolgimento, della ricerca e della responsabilità personale. Rinunciare al processo creativo e cedere alle macchine le proprie funzioni mentali e la propria immaginazione significa seppellire i talenti che abbiamo ricevuto al fine di crescere come persone in relazione a Dio e agli altri. Significa nascondere il nostro volto, e silenziare la nostra voce".