Alle indiscrezioni stampa di ieri - 2 giugno - secondo cui la telefonata tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu sugli attacchi previsto a Beirut sarebbe stata tutt’altro che cordiale, si aggiunge una serie di dichiarazioni del diretto interessato. In un’intervista al podcast del New York Post, il presidente statunitense ha deriso le affermazioni secondo cui sarebbe stato ingannato dall’alleato israeliano per entrare in guerra contro l'Iran. "Mi ha ingannato? Sono stato io a cominciare - ha detto -. Ho iniziato perché non possiamo permettere che l'Iran si doti di un'arma nucleare". Questo, ha aggiunto, "riguarda Israele, perché probabilmente sarebbero stati i primi a essere colpiti. Israele non esisterebbe. Sapete cosa? Se non ci fossi stato io, Israele non esisterebbe adesso". I toni restano ambivalenti. In un’altra intervista Trump ha confermato - questa volta ai microfoni di Pod Force One - di aver definito il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu "fo*****mente pazzo" durante una telefonata, ma ha insistito sul fatto che "hanno lavorato molto bene insieme". "Ero un po' turbato dai suoi continui scontri con il Libano", ha detto Trump. Ma, aggiunge, "abbiamo lavorato molto bene insieme. Bibi mi piace molto. E lavoro molto bene con lui", ha insistito Trump.