Il Paese del presidente Berdimuhamedow è il 4° produttore di gas naturale al mondo. La sua capitale affascina e inquieta insiemedi Paolo Bianchimercoledì 3 giugno 20264' di letturaCandida. Abbacinante. Deserta. Una parata scenografica di giardini fioriti, viali interminabili, marmo immacolato, in gran parte delle nostre Alpi Apuane, che devono essere state sbancate per portarle fin qui, dove comincia l’Asia. Ashgabat, la capitale del Turkmenistan, è una delle città più improbabili del mondo. La mattina alle sette e mezzo, quando ancora il sole non picchia e i 38 gradi di mezzogiorno sono ancora lontani come miraggi, rade signore infagottate strusciano scopette di saggina sul selciato delle piazze deserte, sui marciapiedi, ai bordi delle aiuole. Si chinano ai piedi di palazzi squadrati, metafisici, dove non entra né esce nessuno. Altrettanto distanziati sono gli uomini in divisa, un reticolo occhiuto di sorveglianti. Uno mi dissuade dall’avvicinarmi al monumento ai cavalli di razza endogena Akhal-Teke, un gruppo di equini ricoperti a foglia d’oro 24k, che si stagliano nervosi su un massiccio piedistallo, ovviamente di marmo.RUOTA PANORAMICA AL CHIUSO

Gente in giro alle otto non ce n’è, ma non ce ne sarà neanche nelle altre ore, a parte qualche passante nei dintorni del bazar lì vicino. Non ci sarà nessuno per tutto il pellegrinaggio guidato (sotto sorveglianza governativa) a una decina di monumenti diffusi a largo raggio sul territorio urbano, uno più poderoso e intimidatorio dell’altro. Si va da quello al cane molossoide turkmeno razza Alabai (dorato, ça va sans dire), altezza sei metri, con sfondo di lisci e algidi grattacieli senza vita, alla ruota panoramica al coperto più alta del mondo, dai cui vetri si vede così così, e tuttavia possiede una surreale cabina “business” con sedili in pelle e computer. Il monumento alla Neutralità («Il Turkmenistan non ha nemici») ha la forma di un missile smisurato. Un arco di bronzo di una ventina di metri incornicia la statua ieratica della madre del Padre della Patria Turkmenbashi, sacrificatasi eroicamente nel terremoto del 1948. In un paese in cui le comunicazioni con l’estero sono accecate, sorge una torre della televisione di 211 metri, che contiene la più grande rappresentazione al mondo di una stella a otto punte (il logo nazionale), qualunque cosa significhi questo record.Il Turkmenistan è una nazione di circa 7 milioni di abitanti, che evidentemente non vivono in centro, impenetrabile al mondo esterno (il paragone con la Corea del Nord ricorre sempre), ma è il quarto produttore al mondo di gas naturale. Ha rapporti privilegiati con la Russia, ma il presidente Serdar Berdimuhamedow è stato in visita ufficiale da Mattarella il 24 ottobre scorso. Costui è il figlio di Gurbanguly Berdimuhamedow, tuttora vivo e potente, successore del peraltro inarrivabile Saparmurat Nyýazow, detto Turkmenbashi, cioè Padre della patria, che nel 1991, ottenuta l’indipendenza dall’Urss (di cui era esponente e alto burocrate) ha inaugurato questo ipertrofico piano urbanistico. Berdimuhamedow padre, che è salito al potere nel 2006, era il suo dentista. Questi palazzi bianchi e levigati rimandano all’ordine e alla pulizia delle arcate dentali, però in formazione ortogonale. Solo la statua di Lenin, una delle poche rimaste nell’ex territorio sovietico, è a misura d’uomo. Non rimosso, solo surclassato.