Nelle profondità delle sabbie del Karakum, in Turkmenistan, timide lingue di fuoco lambiscono le pareti delle "porte dell'inferno". Dopo mezzo secolo di incendio, il cratere di Darvaza, che emette metano, un gas che accelera il riscaldamento globale, deve finalmente essere spento. "Io e mio marito abbiamo deciso di venire qui dopo aver visto le foto impressionanti delle fiamme di Darvaza su internet", ha raccontato all’agenzia di stampa France Press una turista di Ashgabat, la capitale di questo paese isolato. Ma dopo cinque ore di viaggio su una strada dissestata attraverso il deserto per raggiungere il cratere a metà strada tra la capitale e la terza città più grande del Turkmenistan, Dashoguz, lo spettacolo è ben diverso. "Sono un po' delusa", ammette la trentenne.

Turisti e aspettative deluse

Davanti a lei, le fiamme, anziché l’auspicato immenso braciere, di un cratere, di 70 metri di diametro e 20 metri di profondità. Secondo rari rapporti scientifici, il contributo di Darvaza alle massicce emissioni di metano del Turkmenistan rimane marginale, ma il cratere è un simbolo di catastrofe ambientale. Mentre le autorità turkmene mantengono segrete tutte le informazioni, i satelliti hanno rivelato che il Turkmenistan detiene il record mondiale per il numero di super rilasci di metano (o perdite massicce) nel 2024, secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE).