I ricercatori hanno trovato un ricco e variegato ecosistema microbico su Ötzi, la mummia del Similaun di 5.300 anni fa. Fra i microrganismi sono stati trovati dei lieviti ancora vivi, con chiari segni di replicazione e diffusione. I ricercatori sostengono che potrebbero essere usati per fare del pane a costi più bassi.

Un ricercatore tiene la mano di Ötzi. Credits: South Tyrol Museum of Archaeology/Eurac Research/Marion Lafogler

Ötzi, la mummia del Similaun rinvenuta nell'omonimo ghiacciaio del Trentino-Alto Adige nel 1991, presenta un complesso e variegato ecosistema microbico, con alcuni microrganismi – in particolar modo lieviti – che mostrano evidenti segnali di crescita e replicazione. Secondo gli autori dello studio, questi funghi potrebbero essere utilizzati addirittura per fare del pane a basso costo, grazie alla fermentazione a basse temperature. In sostanza, sono ancora vivi, nonostante siano trascorsi 5.300 anni dalla morte del cosiddetto “Uomo venuto dal ghiaccio” e il suo corpo sia custodito in un ambiente refrigerato, un camera frigorifera a – 6 °C (con umidità prossima al 100 percento) presso il Museo archeologico dell'Alto Adige di Bolzano.

Un lievito isolato dallo stomaco di Ötzi tenuto in mano dal microbiologo Mohamed Sarhan. Credits: Eurac Research/Andrea De Giovanni È quanto emerso dai risultati di un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica specializzata Microbiome, nel quale gli scienziati hanno indagato a fondo sul microbioma di Ötzi. Poiché alcuni dei microrganismi rilevati hanno geni che permettono la degradazione dei tessuti, gli autori dello studio sottolineano l'importanza di effettuare periodicamente un controllo genomico dei microrganismi, ma anche di monitorare rigorosamente parametri ambientali come ossigeno e umidità, oltre a valutare le pratiche di nebulizzazione del corpo. A determinare che Ötzi, la mummia del Similaun, presenta un microbioma complesso e non del tutto inattivo – nonostante la refrigerazione – sono stati i ricercatori Mohamed S. Sarhan, Marco Samadelli, Alberto Zink e Frank Maixner dell'Eurac Research – Istituto di Studi sulle Mummie di Bolzano. Gli studiosi sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto una serie di specifiche indagini di laboratorio, fra le quali metagenomica shotgun, sequenziamento degli ampliconi, assemblaggio metagenomico de novo, genomica a livello di isolato. Grazie a queste analisi hanno ottenuto una caratterizzazione senza precedenti dell'ecosistema microbico della mummia dell'Età del Rame, facendo alcune scoperte significative soprattutto per quel che concerne dei lieviti (funghi) che vivono principalmente sul corpo e non all'interno, pur essendone stati trovati nello stomaco.