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L'attaccante racconta gli ultimi due anni tormentati dagli infortuni a un podcast polacco
"Avevo toccato davvero il fondo". Gli ultimi due anni della carriera di Arkadiusz Milik sono stati un vero e proprio incubo: tra infortuni, ricadute e ritorni mancati, l'attaccante polacco è stato costretto a vedere la sua Juventus da lontano senza poter dare una mano ad amici e compagni.
"Un tempo il calcio era la mia via di fuga da qualsiasi problema. Ma all'improvviso mi capitava di andare in palestra, fare allenamento e scoppiare a piangere", racconta il classe '94 al podcast Kanal Sportowy. Milik rivela di essersi affidato a uno psicologo: "Mi dicevo: 'Arek, ma pensi davvero di non riuscire ad affrontare tutto da solo?'. Eppure mi sono dovuto ricredere. Non ce la facevo. Non sono stati momenti piacevoli, ma non direi che si trattasse di depressione".
In questa stagione, l'ex Napoli ha raccolto solo 34 minuti in due presenze contro Sassuolo e Genoa. Il dolore più grande? Non poter vivere le notti europee. "Nell'ultimo periodo mi sentivo come una persona affamata che camminava lungo una via piena di ottimi ristoranti - rivela Milik -. Mi sentivo così mentre i miei compagni giocavano in Champions League, ad esempio contro il Real Madrid al Santiago Bernabeu".









