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Martedì pomeriggio, quando la polemica tra Fratelli d’Italia e la presidenza della Repubblica era già iniziata, Giorgia Meloni ha provato a ridimensionarla. Il suo più fidato consigliere politico, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, ha voluto precisare che nessuno, in Fratelli d’Italia, ha mai messo in discussione la lealtà istituzionale del presidente della Repubblica. La veemente richiesta di chiarimento nei confronti del Quirinale fatta in modo irrituale dal capogruppo del partito alla Camera, Galeazzo Bignami, era indirizzata solamente al consigliere di Sergio Mattarella coinvolto nella polemica, e cioè Francesco Saverio Garofani, e non al presidente.
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I contorni della vicenda sono ancora da chiarire. Di certo però i rapporti tra Mattarella e Fratelli d’Italia sono, da sempre, tutt’altro che distesi e sereni come ieri Fazzolari ha voluto far intendere.
Per certi versi la diffidenza tra Mattarella e l’estrema destra è antichissima. Da esponente del cattolicesimo di sinistra e dirigente della Democrazia Cristiana, Mattarella già all’inizio degli anni Novanta, quando i partiti di centro dovevano discutere la loro collocazione nel nuovo scenario politico (se stare col centrodestra o col centrosinistra), fu tra quelli che più fermamente si batterono contro l’alleanza dei democristiani con la coalizione guidata da Silvio Berlusconi. E questa sua convinzione derivava anche dal ritenere impraticabile un’intesa col partito postfascista Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, erede del Movimento Sociale Italiano e antenato dell’attuale Fratelli d’Italia. Su RaiPlay è ancora disponibile un dibattito televisivo fatto il giorno dopo la famosa “discesa in campo” di Berlusconi, nel 1994: a confrontarsi, tra gli altri, ci sono appunto Mattarella e Fini, e lo scambio di battute tra loro è piuttosto salace.










