Il caso Zahedi mostra come intelligence economica, cyber e controllo delle esportazioni siano ormai parte della competizione tra Stati. E conferma il ruolo di Roma come snodo dove si incrociano tecnologia, sicurezza nazionale e geopolitica. Conversazione con Antonio Teti, docente universitario ed esperto di intelligence, cybersecurity e geopolitica tecnologica

Le nuove sanzioni americane contro una rete accusata di trasferire tecnologie sensibili all’apparato militare iraniano riportano l’Italia al centro di una vicenda che intreccia intelligence, cybersicurezza, controllo delle esportazioni e confronto geopolitico tra Washington e Teheran. Tra gli individui colpiti dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti figura Saeid Zahedi, cittadino iraniano residente a Roma e titolare anche della cittadinanza italiana. Secondo Washington avrebbe contribuito alle attività di una rete che, attraverso società di copertura e identità commerciali fittizie, avrebbe acquisito illegalmente tecnologie occidentali destinate a strutture collegate al Ministero della Difesa iraniano. “Roma è diventata uno snodo della guerra tecnologica globale”, afferma Antonio Teti, docente universitario ed esperto di intelligence, cybersecurity e geopolitica tecnologica, intervistato da Formiche.net.