Molti in questi giorni sono alle prese con la dichiarazione dei redditi. Anche quest’anno non mancano le novità e trascurarle potrebbe portare a brutte sorprese. È il caso per esempio di quelle relative alle criptovalute, le monete virtuali che negli ultimi anni hanno conquistato molti piccoli investitori. Il quadro fiscale su questo versante è diventato più stringente e adesso richiede maggiore attenzione nella compilazione della dichiarazione. Cosa sapere Le novità riguardano le soglie di esenzione, l’aliquota e l’ingresso delle cripto nel calcolo dell’Isee. Più nel dettaglio, la novità più importante è l'eliminazione della soglia di esenzione di 2.000 euro. Vuol dire che, da quest’anno, ogni profitto da criptovalute sarà interamente tassato. «L'aliquota per i redditi 2025 rimane al 26%, ma dal 1° gennaio 2026 salirà al 33%, con l'eccezione dei token MiCA-conformi che restano al 26%» spiegano gli esperti di FunniFin. Dove inserire i datiChi è alle prese con la dichiarazione dei redditi deve sapere che sul Modello 730 vanno compilati il Quadro W, per il monitoraggio del valore degli asset con un'imposta patrimoniale dello 0,2%. Significa che anche senza aver fatto operazioni di compravendita, si paga una tassa dello 0,2% annuo, vale a dire una sorta di “bollo patrimoniale”. C’è poi il Quadro T per le plusvalenze, dove si possono indicare anche le minusvalenze per abbattere il carico fiscale. Attenzione all’Isee Non vanno poi tralasciate le novità sull'Isee: «il valore del portafoglio crypto al 31 dicembre entra per la prima volta nel calcolo, con potenziali effetti sull'accesso ai bonus sociali» spiegano gli esperti. Infatti l’inserimento delle crypto nel patrimonio può modificare sensibilmente la situazione del contribuente. Ad esempio, chi detiene 15.000 euro in criptovalute al 31 dicembre potrebbe vedere aumentare il proprio Isee, con effetti su bonus come l’assegno unico o le agevolazioni universitarie. Per questo motivo diventa fondamentale monitorare con precisione ogni asset digitale e valutarne l’impatto complessivo. Lo sguardo del Fisco Un altro aspetto da non sottovalutare è la tracciabilità delle operazioni: ogni movimento sulle piattaforme di exchange può essere ricostruito dall’Agenzia delle Entrate, anche a distanza di anni. Questo significa che errori, omissioni o sottovalutazioni del portafoglio digitale possono emergere in fase di controllo fiscale. Inoltre, è importante ricordare che non conta solo il guadagno realizzato, ma anche la semplice detenzione degli asset al 31 dicembre. Molti contribuenti, infatti, non considerano che anche crypto “in perdita” rientrano comunque nel calcolo patrimoniale per l’Isee. Per questo è sempre consigliabile affidarsi a una consulenza qualificata, così da evitare errori che potrebbero avere effetti economici rilevanti nel tempo. Gli errori da evitare «Attenzione a trascurare la documentazione quali ricevute di acquisto, di vendita e screenshot dei wallet, ora sono essenziali - dicono gli esperti di FunniFin -. Senza prova del costo d'acquisto il Fisco considera il valore iniziale pari a zero e tassa l'intero ricavo. Altrettanto rischioso è omettere la dichiarazione nel Quadro W: le sanzioni vanno dal 3% al 15% dell'importo non dichiarato e raddoppiano se i fondi sono in Paesi considerati paradisi fiscali». Occorre quindi particolare attenzione per questo tipoi di asset per evitare brutte sorprese dal Fisco che potrebbero costare care.
Dichiarazione dei redditi e Isee, rivoluzione per chi investe in criptovalute: le nuove regole
La novità più importante è l'eliminazione della soglia di esenzione di 2.000 euro: da quest’anno ogni profitto da criptovalute sarà interamente tassato. E non …








