Non solo assalti ai bancomat. Nelle carte sulla banda sgominata nei giorni scorsi c’è un altro capitolo che gli investigatori stanno rileggendo dopo l’omicidio di Placido Barrile, soprannominato Giuseppe o Peppe, il pregiudicato di 34 anni ucciso il 9 maggio al Cep con cinque colpi di pistola al volto. È quello dei furti in abitazione, delle rapine per portare via marijuana e delle minacce alle vittime che potrebbero avere lasciato conti aperti. Le intercettazioni raccontano il modo in cui si muoveva e oggi possono aiutare a capire chi potesse avercela con lui. Sono proprio le sue parole a restituire il profilo di un uomo pronto a usare la violenza contro chiunque potesse ostacolarlo.Prima dell’irruzione ai danni dei «cinesi», Barrile parlava con Vincenzo Castrofilippo, detto «U Cane» finito in carcere dopo il recente blitz, del modo in cui entrare in casa. «M’ammucco al volo - diceva - mi infilo al secondo piano e me ne salgo da qua, se c’è la finestra aperta». Ma immagina già le possibili reazioni di chi abita nel palazzo e spiega come avrebbe risposto: «Appena qualcuno della scala fa bordello... che qualcuno si lamenta e chiama i carabinieri... ti dò fuoco pure alla casa e se chiami i cristiani ti butto dal balcone». Nelle carte emerge anche un altro elemento: alcuni bersagli, almeno nelle parole di Barrile, non sembrano scelti solo per il bottino.L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.