Durissima telefonata tra Trump e Netanyahu: il presidente statunitense ha accusato il leader israeliano: "Sei un pazzo. Senza di me saresti in galera. Tutti ti odiano, tutti odiano Israele”.

Gli scontri intanto continuano: Israele ha condotto vari raid in Libano, mentre Hezbollah ha rivendicato la responsabilità degli attacchi avvenuti dopo il cessate il fuoco annunciato dal presidente Usa. In questo contesto di alta tensione, Libano e Israele sono tornati a sedersi per un nuovo round di trattative a Washington, sotto l'egida degli Stati Uniti. L'amministrazione Trump è consapevole che le due partite sono sempre più incrociate e non può permettersi che Israele, suo alleato di ferro contro l'Iran, possa far deragliare i negoziati in corso.

Sotto pressione Trump continua a ostentare sicurezza ma vuole accelerare, anche perché "annoiato" - come ha ammesso - dal protrarsi dei colloqui. Con l'Iran, affermano gli osservatori, il presidente si ritrova in una fase di stallo, così come in Ucraina e Gaza. La completa resa di Teheran non si è verificata e ora il rischio è che le trattative si prolunghino per mesi con il regime consapevole di avere dalla sua parte la riluttanza di Trump a riaprire i combattimenti.