SACILE - Camminare sulla rampa costruita per agevolare le carrozzine e ritrovarsi faccia a terra sull’asfalto. Facendosi pure male. È la disavventura raccontata da Giovanni Pagotto, ex meccanico, nativo di Cordignano ma sacilese da oltre 60 anni, Giovanni gode di una buona salute che gli consente di spostarsi tranquillamente a piedi per la città. «Per la mia famiglia ogni tanto devo recarmi ai Servizi Sociali di Viale Zancanaro, per delle carte - racconta -. Così ho fatto anche lunedì 11 maggio scorso. Richiesto quello che dovevo, non erano ancora le 5 del pomeriggio, sono andato sulla rampa che gira intorno al condominio e scende verso la strada, per raggiungere l’auto. In pratica, tra il palazzo dove si trovano banca e servizi sociali e il centro Zanca. Pioveva ed io tenevo l’ombrello in una mano e i documenti appena ricevuti nell’altra. Improvvisamente mi sono ritrovato a terra, inciampato su una specie di falso gradino che non avevo visto e che non era segnalato».
L’OSTACOLO Un metro oltre la fine della rampa, laddove sfocia una grondaia, il marciapiede è attraversato da una canaletta metallica alta almeno 5 centimetri (Giovanni stima almeno 8) che di fatto crea uno scalino improvviso che o si vede in tempo, oppure ci si inciampa. A Giovanni la caduta è costata una brutta ferita all’avambraccio sinistro, una lacerazione con ematoma che il giorno dopo lo ha costretto ad una capatina alla Casa della Comunità di Sacile. «Ho preferito non recarmi la sera stessa al Pronto Soccorso perché conoscendone i tempi avrei passato la notte lì», confessa l’uomo. Giovanni porta splendidamente i suoi 80 anni: maneggia email e telefonino con disinvoltura, è al passo anche con le nuove strutture sanitarie in divenire. «Da quanto sentito alla Casa della Comunità, ho avuto l’impressione di non essere stato il primo a cadere in quel punto». LA PROTESTA Scrive dell’accaduto, nel dettaglio, all’amministrazione e infatti il Comune di Sacile ha subito girato la sua segnalazione alla compagnia assicuratrice che lo tutela per casi come questo. «Sì, c’è una pratica già aperta - prosegue Pagotto - ed io stesso ho richiesto l’intervento di una società che si occupa di episodi di questo tipo. Deciderò poi se chiedere un risarcimento danni». Per ora è molto arrabbiato. «Ho segnalato subito che quello lì è a tutti gli effetti un ostacolo, ma dopo svariati giorni (e ancora fino a ieri ndr) non è stato fatto nulla per evidenziarne la pericolosità», fa sapere l’80enne. LE CURE La prima visita che ipotizza il rischio di una frattura non è l’unica a cui Giovanni deve sottoporsi. «L’altro ieri alla fine mi sono dovuto recare al Pronto Soccorso di Pordenone, una permanenza di 6 o 7 orette, ieri mi hanno fatto andare all’ospedale, in Chirurgia al 2° piano - prosegue nel racconto l’uomo -. Dovrò tornarci per altre due medicazioni, ma il medico mi ha assicurato che tutto quanto avevo già fatto era corretto». Scongiurato il rischio di una frattura, restano una forte contusione e quello scalino che è potenziale rischio per i pedoni. IL FUTURO «Certo non sono un edile, ma credo vada coperto o accompagnato, così è pericoloso», riflette Pagotto. Alla fine della rampa in discesa c’è lo spazio per far passare una carrozzina per disabili, ma se si deve proseguire dritti verso il parcheggio dell’Ortazza, è evidente che l’accompagnatore dovrebbe spostare la sedia a rotelle sulla strada o scavalcare lo scalino. Una situazione poco pratica anche per tutti i pedoni. Sacile attende ormai da alcuni anni che l’amministrazione riesca a spendere i 100mila euro destinati ad una prima parte di quel Peba che stenta a decollare: il piano comunale di abbattimento delle barriere architettoniche.











