VICENZA - Veleni nel calcestruzzo utilizzato per costruire due gallerie della Superstrada Pedemontana Veneta, quella di Malo e quella di Sant’Urbano: per tredici persone, manager e dirigenti della società che ha realizzato l’opera, si profila il processo. I reati contestati: inquinamento ambientale e omessa bonifica. Lo scorso 22 aprile il pubblico ministero della Procura della Repubblica di Vicenza, Cristina Carunchio, aveva chiesto il rinvio a giudizio. Ora il giudice per le indagini preliminari Matteo Mantovani ha fissato la data: il 6 ottobre al Palazzo di giustizia del capoluogo berico si terrà l’udienza preliminare. In tutto questo, la Regione del Veneto risulta parte offesa.
I NOMI La richiesta di rinvio a giudizio riguarda attuali ed ex vertici, ma anche tecnici, delle società coinvolte nella costruzione dell’arteria lunga 94 chilometri che attraversa il Veneto collegando l'intersezione con l'autostrada A4 a Montecchio Maggiore fino all'allacciamento con l'autostrada A27 (nel trevigiano), oltre a connettersi con l'autostrada A31. E cioè il Consorzio Stabile Sis scpa e la Superstrada Pedemontana Veneta (Spv) spa. Nello specifico: Matterino Dogliani, vicepresidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato della società Spv e presidente del Consorzio Sis; Domenico Dogliani, ex presidente ed ex ad di Spv; Claudio Dogliani, ad e dg del Consorzio Sis; Roberto Mascarello (Spv); Garcia Pardo (Spv); Hernandez Siguenza (Consorzio Sis); Acemel Miguel Angel Rufo (Consorzio Sis e Spv). E poi il direttore di cantiere Luigi Cordaro, il responsabile ambientale Stefano Reniero, i direttori tecnici Saverio Vita, Giovanni Salvatore D’Agostino, Roberto Russo. Infine, nelle persone dei rispettivi legali rappresentanti, le due società coinvolte nell’opera: il Consorzio stabile Sis e la Superstrada Pedemontana Veneta. La Regione del Veneto, in quanto parte offesa, potrà presentarsi all’udienza preliminare per presentare memorie ed eventualmente costituirsi parte civile. LA VICENDA I fatti contestati riguardano i lavori svolti tra il 28 giugno 2021 e il 23 gennaio 2024 nei territori di Castelgomberto, Malo e Montecchio Maggiore, nel Vicentino. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati non avrebbero rispettato le prescrizioni tecniche relative alla composizione del calcestruzzo, impiegando un additivo accelerante, il “Mapequick AF1000”, contenente acido perfluorobutanoico (Pfba) in concentrazioni superiori ai valori soglia indicati dall’Istituto Superiore di Sanità. Ne sarebbe conseguita la contaminazione "significativa" delle acque superficiali e sotterranee che insistono nelle aree interessate dai lavori. Agli indagati è contestata l’omessa bonifica e il mancato ripristino dei luoghi, nonostante la piena conoscenza dell’inquinamento. L’acido appartiene alla categoria dei composti perfluoroalchilici, i "Pfas", responsabili già in provincia di Vicenza della contaminazione delle falde attorno allo stabilimento Miteni di Trissino, i cui vertici sono stati condannati in primo grado. LA NOTA Lo scorso ottobre, quando la Procura di Vicenza aveva chiuso l’inchiesta, da Palazzo Balbi era stata diffusa una nota per sottolineare che la Regione Veneto aveva collaborato con la Procura. “Le rilevazioni - era stata spiegato - sono state condotte dall'Arpav su mandato regionale, in più occasioni e in vari siti del territorio, non solo quelli interessanti dal passaggio di Spv. Il rinvenimento dell'inquinante - aveva riferito la Regione a luglio - era stato correlato all'uso, durante le fasi di demolizione e costruzione. Già nel 2021, a seguito di ispezioni e verifiche, la Regione aveva prudenzialmente imposto al concessionario la sostituzione di tale prodotto”.«Sono allibito», era stato il commento a caldo di Claudio Dogliani. Sempre in quell’occasione le consigliere regionali del Pd Vanessa Camani e Chiara Luisetto avevano invece accusato la Regione di non essersi attivata prontamente, visto che una relazione tecnica del luglio 2025 di Ispra e Arpav parlava di “potenziale minaccia imminente”. L’eventuale processo accerterà l’origine dell’acido Pfba. Ora tutta l’acqua che esce dalle gallerie della Pedemontana è filtrata.






