TRIESTE - Quella del Friuli Venezia Giulia resta l’ultima frontiera italiana dove i controlli interni dell’area Schengen continuano a rappresentare uno degli strumenti di contrasto all’immigrazione irregolare. Ma ora da Bruxelles arriva un invito destinato ad aprire un nuovo fronte di discussione: la Commissione europea ha raccomandato ai nove Paesi che negli ultimi anni hanno reintrodotto verifiche alle frontiere interne – tra cui l’Italia – di lavorare per una graduale eliminazione delle misure straordinarie. Un richiamo che riaccende immediatamente il dibattito sul confine tra Italia e Slovenia, dove i controlli sono stati ripristinati nell’ottobre 2023 e da allora prorogati più volte. La Commissione Ue, nel parere diffuso ieri, ricorda che il diritto europeo consente la reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne in presenza di specifiche condizioni di sicurezza, ma sottolinea anche come, superati i dodici mesi, Bruxelles sia chiamata a esprimere una valutazione formale. Da qui la raccomandazione agli Stati interessati affinché si adoperino per eliminare gradualmente le misure eccezionali e tornare alla piena applicazione del trattato di Schengen.
Una posizione che si scontra con quella del Governo italiano e con quella espressa dagli esponenti del centrodestra del Friuli Venezia Giulia. I NUMERI A sostegno della linea del Viminale arrivano i dati diffusi dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Dalla reintroduzione delle verifiche al confine italo-sloveno sono state arrestate 648 persone, delle quali 277 per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nello stesso periodo sono state identificate quasi un milione e mezzo di persone, controllati circa 700 mila veicoli e rintracciati oltre 11 mila cittadini stranieri irregolari. Numeri che per il senatore della Lega e segretario della Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato, Marco Dreosto, dimostrano la validità della scelta compiuta dal Governo. «Accogliamo con sorpresa il parere della Commissione europea. Il complesso momento storico che stiamo vivendo impone il mantenimento, e se necessario l’intensificazione, dei controlli ai confini nazionali. La sicurezza dei cittadini non può essere garantita soltanto attraverso il controllo delle città e del territorio, ma deve necessariamente partire anche da quello degli ingressi nel Paese». «La Commissione europea – aggiunge – dovrebbe concentrare i propri sforzi sulla difesa delle frontiere esterne dell’Unione e sul contrasto all’immigrazione illegale». Riferendosi poi al fatto che l’annuncio sia arrivato proprio nel giorno della Festa della Repubblica, il senatore ha aggiunto: «Nella giornata che richiama i valori fondanti della nostra Nazione e il sacrificio di quanti hanno difeso i confini e la sovranità del Paese, appare quantomeno inopportuno lanciare messaggi che rischiano di indebolire gli strumenti oggi necessari a garantire sicurezza e legalità». LE REAZIONI Più sfumata la posizione dell’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti. «Nessuno ha mai pensato che questa possa essere una risposta definitiva – dichiara –, ma di certo finora ha funzionato ed è dimostrato dal calo degli arrivi e dall’aumento degli arresti di trafficanti. Immaginiamo però che prima o poi la sospensione dovrà essere rivista». Di segno opposto le reazioni del Partito Democratico, che vede nella presa di posizione di Bruxelles la conferma delle critiche avanzate negli ultimi anni. Per il consigliere regionale Nicola Conficoni l’invito della Commissione impone una riflessione alla Giunta Fedriga «che ha sempre difeso il blocco deciso dal Governo». «Sarebbe veramente paradossale se la premier Meloni ignorasse la raccomandazione della presidente Von der Leyen e del vicepresidente Fitto. La sospensione di Schengen è un passo indietro per una regione che per decenni ha convissuto con la cortina di ferro». Ancora più netta la segretaria regionale del Pd Caterina Conti. «Chi vive a ridosso dei confini si rende perfettamente conto dell’inutilità di questo blocco e di come sottragga il già carente personale di Polizia a compiti ben più importanti nelle città. La reazione negativa della Lega conferma che le frontiere chiuse non c’entrano nulla con la sicurezza ma sono il frutto di una scelta ideologica e propagandistica».










