Pasquale Ferraro
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Presidential candidate Abelardo de la Espriella of the Defenders of the Motherland movement addresses supporters after leading the first round of the presidential election and advancing to a runoff in Barranquilla, Colombia, Sunday, May 31, 2026. (AP Photo/Fernando Vergara)
Il trumpismo è un fenomeno americano e non limitato unicamente agli Stati Uniti, come troppo rapidamente era stato liquidato dai soliti osservatori troppo benpensanti per comprendere le pieghe profonde di società oramai stanche dello Stato in cui il sogno “marxista” le ha ridotte, o dal perseverare di corruzione, illegalità e violenza.
La storica vittoria di Bolsonaro in Brasile e poi quella di Javier Milei subito dopo in Argentina hanno rappresentato il primo segnale di una volontà di cambiare e di reagire. Persino il Cile – che pur partendo da una condizione economica e sociale ben diversa dal resto dell’America Latina – ha archiviato subito la breve (un solo mandato) e negativa esperienza dell’estrema sinistra del Presidente Gabriel Boric, scegliendo José Antonio Kast, l’uomo della destra conservatrice, quale cura per le ferite inferte ad uno Stato in cui i cittadini hanno scelto democraticamente di preservare la Costituzione approvata dal Presidente/Dittatore Augusto Pinochet Ugarte. Senza dimenticare il presidente Nayib Bukele che dal 1° giugno 2019 ha completamente rivoltato El Salvador. Sono tutti fenomeni di una rinnovata consapevolezza politica in realtà in cui le destre tradizionali si erano piegate allo status quo, accettando e in un certo qual modo subendo l’agenda politica della sinistra marxista.













