La morte di Henry Nowak, accoltellato a Southampton da Vickrum Digwa, condannato all’ergastolo, continua a far discutere. Il 23enne aveva ingannato gli agenti fingendosi vittima di razzismo: i poliziotti ammanettarono il 18enne mentre era a terra, morente. La famiglia denuncia un trattamento “degradante e disumano”, mentre il caso alimenta critiche alla polizia e polemiche politiche

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Non si placano nel Regno Unito le polemiche per la morte di Henry Nowak, 18 anni, accoltellato sette mesi fa in una strada di Southampton da Vickrum Digwa, 23enne britannico di origini indiane e di fede sikh. L’uomo, condannato ieri all’ergastolo, aveva ingannato gli agenti sostenendo di essere stato vittima di un’aggressione razzista mai avvenuta. I poliziotti avevano così ammanettato Nowak mentre era già a terra, morente. La sentenza non ha fermato lo sdegno della famiglia del giovane né le proteste, alimentate da esponenti e gruppi della destra radicale inglese, contro le forze dell'ordine, finite al centro delle critiche per la gestione dei primi momenti dell’intervento.

La sentenza e le accuse alla polizia

Il processo si è concluso ieri di fronte a un giudice della Southampton Crown Court. Dopo il verdetto di colpevolezza emesso da una giuria popolare, Digwa è stato condannato all’ergastolo. Il giudice ha fissato in almeno 21 anni il periodo minimo di reclusione effettiva in carcere. Al centro delle polemiche c'è la Hampshire and Isle of Wight Police. Gli agenti arrivati sul posto credettero inizialmente al racconto di Digwa e solo in un secondo momento si accorsero delle ferite riportate dal 18enne. Durante il processo la polizia ha chiesto pubblicamente scusa. Nelle ultime ore, con il consenso dei genitori, sono state diffuse anche le immagini riprese dalla videocamera indossata da uno degli agenti intervenuti: nel filmato si vedono le manette ai polsi dello studente, riverso sul marciapiede. Il padre, la madre e la sorella lo ricordano sui media come un bravo ragazzo e si dicono distrutti per il fatto che sia stato "lasciato morire senza dignità" a causa del "trattamento degradante e disumano" dei poliziotti.