«Toglietegli il braccialetto, lo rivoglio con me a casa, vi prego non arrestatelo». Quattro mesi di lontananza possono cancellare rancori e paure, ma non un procedimento penale ancora in corso per stalking. Così, quando quell’omone di ventisei anni, di origini albanesi, sabato scorso si è presentato al Parco della Rimembranza per riabbracciare la donna con la quale ha condiviso un legame lungo sei anni, in pochi minuti si è ritrovato circondato fagli agenti delle volanti. Il braccialetto elettronico che indossava alla caviglia ha fatto il suo dovere. Ha segnato la violazione del divieto di avvicinamento e facendo scattare l’allarme. Arresto obbligatorio. Una storia al contrario Storia al contrario, questa volta. Già, perché gli agenti si sono ritrovati alle prese con una donna disperata, in lacrime. Non per le minacce subite, ma per l’intervento degli agenti che lei stessa aveva causato. «L’ho invitato io all’incontro, non dovete arrestarlo. Toglietegli il braccialetto. Mi manca tantissimo, io lo amo. La storia dello stalking è tutta un equivoco». Il giovane, muratore senza un vero domicilio al momento, ha passato il weekend nelle camere di sicurezza della questura. All’udienza di convalida dell’arresto, assistito dall’avvocato Pierpaolo Berardi, ha confermato il resto della storia, di fronte al giudice Matteo Bertelli Motta. «Sì, è stata la mia compagna a contattarmi su Facebook, alcuni giorni fa. Lei si era allontanata da Asti per quattro mesi, ospite della sorella in Lombardia. Mi ha scritto che gli mancavo, mi ha mandato cuoricini d’amore, così abbiamo deciso di rivederci. Non sapevo che con il braccialetto indossato potevo rischiare l’arresto. Di certo non volevo farle del male. Anzi, anche lei mi manca». Nel verbale raccolto dagli agenti, lei ha confermato tutto. Il giovane si è presentato all’appuntamento in maglietta e pantaloncini. Senza intenti molesti. «Avevo appena finito di lavorare. Sono andato da lei, al parco, appena ho potuto». Nessuna deroga alla legge Ma la legge non ammette deroghe. In caso di divieto di avvicinamento con il braccialetto, la violazione giustifica le manette. Il giovane, stando alla misura cautelare a cui è stato sottoposto dal tribunale di Asti, deve mantenere una distanza di sicurezza di almeno un chilometro. In caso di violazione, il rischio di finire in carcere è reale.Il provvedimento a suo carico è stato adottato in seguito alla denuncia di stalking presentata dalla donna. Dopo la rottura della loro relazione, l’uomo avrebbe iniziato a pedinare l’ex compagna in giro per la città, aspettandola anche sotto l’abitazione dei genitori. In più, avrebbe aggravato la sua condotta con qualche minaccia. Invitato ad allontanarsi, avrebbe detto: «Denunciatemi pure, tanto non mi fanno niente. Qui la giustizia è lenta». Sarà anche vero, ma è meglio non sfidarla la giustizia. Tant’è che lui si è ritrovato indagato e con un braccialetto alla caviglia. Le scuse in aula Ieri, in piedi di fronte al giudice, ha chiesto scusa. «La prego non mi mandi in carcere. È la prima volta che mi trovo in una situazione del genere. Giuro, non sapevo di potermi avvicinare». Il giudice ha convalidato l’arresto della polizia. Dopo una breve ramanzina sui doveri di legge, lo ha rimesso in libertà.
“Vediamoci, ti amo”: lui risponde all’invito della compagna che l’ha denunciato e viene arrestato
Accusato di stalking va all’incontro con il braccialetto: scattata l’allarme di avvicinamento e arriva la polizia. La donna chiede agli agenti di liberare il c…
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