di

Gianni Santucci

L'esito del referendum raccontato nelle pagine del «Corriere». Nelle cronache anche le tensioni dei giorni precedenti: il re a Palazzo Reale, il sindaco che lo evita, l'ordigno contro la sede del Pci

I funzionari «di P. S. indosseranno la sciarpa tricolore. Gli agenti recheranno un bracciale tricolore con la scritta Polizia». I partigiani delle disciolte brigate Matteotti hanno dichiarato che «si opporranno nel modo più fermo ai tentativi di violenza». Gli ex partigiani «disarmati al servizio del C.L.N. presteranno la loro opera per la tutela dell’ordine pubblico». Domenica 2 giugno 1946 il sole sorge su Milano alle 5.37. Le «operazioni di voto» nei seggi iniziano alle 6. I responsabili della prefettura hanno paura che la giornata si trasformi in una bloody sunday.

Gli eventi che alzano la tensione si trovano nelle cronache d’archivio del Corriere dei giorni precedenti. Giovedì 30 maggio è giorno degli ultimi comizi all’aperto. Folla in piazza del Duomo (dove negli anni precedenti la città ha acclamato Benito Mussolini). Alle 17 sale sul palco il presidente del consiglio, Alcide De Gasperi: «Pur riaffermando le profonde differenze ideologiche tra i partiti marxisti e la Democrazia cristiana», mette in rilievo «l’utilità della collaborazione finora realizzata fra i tre grandi partiti di massa». L’oratore successivo è Ferruccio Parri, «capolista della concentrazione democratica», accolto dal coro «Viva la Repubblica».