Quando oltre un secolo fa in Usa si decise di onorare il presidente che aveva guidato il paese durante la guerra civile, vennero chiamati i Piccirilli brothers. Erano una banda di fratelli italo-americani, figli di un garibaldino della provincia di Massa, noti per esser abili coi marmi, e scolpirono la colossale statua di Abraham Lincoln, seduto sul suo trono, dentro un tempio con colonne doriche. Oltre che tappa fissa per i turisti e background per innumerevoli film – da Il mistero dei templari a Il pianeta delle scimmie, da Due single a nozze a Indiana Jones – il Lincoln Memorial è stato anche luogo di alcune scene chiave della recente storia americana: Richard Nixon che va a parlare con gli hippy che protestano contro la guerra in Vietnam, o Martin Luther King jr. che arringa la folla con il suo discorso “I have a dream”. Davanti al monumento c’è la reflecting pool, uno “specchio d’acqua” di 600 metri, che cattura la sagoma dell’obelisco dedicato a George Washington, vasca dove si getta Forrest Gump quando vede la sua adorata Jenny, che morirà di Aids. Ora Trump, immobiliarista-in-chief, nella sua smania di lasciare un segno fisico nella capitale, ha deciso di “sistemarla”, perché troppo sporca, “piena di feci e spazzatura”.Dopo aver distrutto mezza Casa Bianca per farci una sala da ballo, dopo essersi dichiarato contro il brutalismo degli edifici pubblici – “perché rappresenta la burocrazia senza volto” volendo tornare a un maestoso neoclassico–, dopo aver disegnato un mega arco di trionfo in stile napoleonico, dopo aver appiccicato il suo nome sul Kennedy Center (che però verrà tolto dopo la decisione di un giudice), dopo aver risistemato sui loro piedistalli le statue dei generali sudisti buttati giù dalle folle di Black Lives Matter, dopo aver annunciato di voler colorare di bianco l’Eisenhower building (che fa troppo secondo impero francese), ora ha svuotato la mega fontana davanti a Lincoln per colorarne il fondo di un “blu americano”, senza affrontare i veri problemi di perdite d’acqua della vasca. Dopotutto un anno fa diceva: “Ho due lavori, la presidenza e poi l’edilizia, che per me è molto rilassante perché lo faccio da una vita”. Così come odia il modernismo, Trump detesta anche il grigio. “Sto lavorando con uno dei migliori costruttori di piscine che conoscevo dai tempi del real estate”, ha detto, dando l’appalto “a uno bravo che conosco”, senza fare un concorso pubblico. E sarebbe stato lui, l’amico “bravissimo”, a convincerlo a scegliere un tono di turchese “un po’ come alle Bahamas”.Il rischio è che il monumento nazionale assomigli alla piscina di un country club, a una delle fontanelle di un qualche outlet di provincia, al disegno di un bambino. Costerà meno di due milioni, aveva detto. Per ora siamo già a 13 milioni di dollari di preventivo. A capo del progetto avrebbe messo David Schutzenhofer, che da vent’anni fa il manager al Trump Golf Club in New Jersey. “Un privato cittadino senza alcuna esperienza architettonica o ingegneristica”, l’ha descritto il New York Times. Tutto deve essere pronto prima della grande festa, il 4 luglio. A Trump interessa soprattutto togliere il grigiore, il verdastro delle alghe, la sporcizia, più che sistemare le perdite che fanno fuoriuscire milioni di galloni d’acqua all’anno. Germofobico com’è, vuole tutto pulitissimo, nuovi filtri e prodotti chimici, e così quando si andrà a visitare il Lincoln Memorial invece che il profumo dei ciliegi giapponesi che costeggiano la vasca a est, si sentirà puzza di cloro, e socchiudendo gli occhi sembrerà di essere in qualche Club Med. Quando una giornalista ha chiesto a Trump se con la guerra in Iran e tutto quanto era il caso di prendere del tempo per occuparsi della grossa piscina riflettente, lui arrabbiatissimo – dopo la reazione pavloviana: “Fake news!” – ha aggiunto che lui è presidente anche per mantenere bella la nazione, perché “è la bellezza che ha reso grande il nostro paese”.