Volodymyr Zelensky vuole chiudere la “fase calda” della guerra «prima dell’inverno», quando «bisogna trovare un modo diplomatico per sedersi e parlare». L’Ucraina vuole approfittare in pieno di quella che il presidente ucraino nell’intervista alla CBS chiama la “finestra per i negoziati di pace”: una opportunità che si apre con lo stallo della Russia al fronte, dove a maggio, per la prima volta da anni ormai, i russi hanno perso più territori di quanti siano riusciti a conquistare. Sono anche due mesi che l’esercito russo perde più uomini di quanti riesca ad arruolarne, mentre i droni e i missili ucraini stanno creando problemi sempre più seri all’approvvigionamento di benzina in Russia: otto delle dieci maggiori raffinerie russe sono state attaccate, e alcune sono state costrette a chiudere la lavorazione del petrolio.

Novembre, il mese entro il quale Kyiv vorrebbe almeno “congelare” la guerra – come ha detto Zelensky ieri anche ai deputati del suo partito “Servitore del popolo” – è una scadenza ovvia per due motivi. Il primo sono ovviamente le elezioni del Mid-term al Congresso americano, un traguardo al quale Donald Trump avrebbe bisogno di portare almeno uno dei grandi “deal” internazionali che ha promesso ai suoi elettori. Il secondo è il clima: dal 2022, a ottobre la Russia comincia a bombardare metodicamente centrali elettriche e di riscaldamento delle grandi città ucraine, e se l’inverno scorso gli ucraini hanno dato prova di resilienza incredibile resistendo al freddo e al buio, nessuno ha voglia di ripetere quell’esperienza devastante. L’Ucraina infatti sta facendo di tutto per riaccendere l’interesse della Casa Bianca, e ieri il capo dell’ufficio della presidenza (ed ex responsabile dello spionaggio militare) Kyrylo Budanov ha annunciato l’imminente visita a Kyiv dell’inviato speciale di Trump Steve Witkoff e del suo genero Jared Kushner, sostenendo che il negoziato non si è interrotto, ma è stato soltanto “messo in pausa”. Ma per novembre Kyiv sta preparando una cornice negoziale più ampia, e ieri Zelensky ha ribadito la necessità di un ruolo europeo, con l’ipotesi di affidare a Francia, Regno Unito e Germania il ruolo dei portavoce dell’Europa in una trattativa con Mosca. Sicuramente Zelensky non vuole ripetere l’errore di Vladimir Putin di alzare troppo la posta contando di avere il tempo dalla propria parte. L’ostinazione del dittatore russo a proseguire la guerra senza cedere di un millimetro sulle sue pretese negoziali ha fatto perdere al Cremlino la propria posizione di vantaggio sul campo: l’avanzata sul terreno si è fermata e le nuove capacità dei droni ucraini stanno mettendo a rischio anche il controllo dei territori già occupati, soprattutto il cosiddetto “corridoio terrestre” che porta in Crimea. E mentre a Pietroburgo oggi viene inaugurato il Forum economico che dovrebbe essere la vetrina dell’economia russa, l’agenzia Bloomberg sostiene che i responsabili del ministeri economici e della Banca centrale avrebbero osato mettere Putin di fronte alla realtà: la Russia non può più permettersi di proseguire la guerra. Il risultato, secondo le voci che circolano a Mosca, è che Putin ha ordinato di tagliare tutte le spese tranne quelle militari. Ma stavolta la determinazione del presidente russo potrebbe non avere più risorse su cui contare, né economiche, né politiche, almeno a giudicare dal continuo calo nei sondaggi e all’esplosione di entusiasmo della borsa di Mosca ogni volta che tira aria di tregua. Il tempo non è più dalla parte di Mosca, e se l’Ucraina teme la prospettiva di un altro inverno di bombe, la Russia vede restringersi drasticamente il suo spazio di manovra economico e politico. L’Unione Europea ha iniziato infatti il dibattito sul nuovo pacchetto di sanzioni, che porta il numero 21 e che promette di venire approvato molto rapidamente, visto che non c’è più Viktor Orban a bloccare ogni iniziativa contro la Russia. Le nuove sanzioni dovrebbero consistere in una serie di misure contro le esportazioni russe verso l’Asia. Intanto i Paesi europei continuano la stretta contro la “flotta ombra” delle petroliere utilizzate da Mosca: ieri una operazione congiunta della Francia e della Gram Bretagna ha permesso di bloccare nelle acque internazionali dell’Atlantico la petroliera Tagor, che secondo Parigi batteva una bandiera falsa che nascondeva la sua appartenenza russa. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha gridato a «un atto di pirateria», ma secondo Emmanuel Macron la nave «violava le sanzioni internazionali aiutando a finanziare la guerra contro l’Ucraina».