La manifestazione.02 giugno 2026 alle 00:45Classico ancora chiuso per lavori. «La Provincia non risponde»

Tre giri attorno alla scuola chiusa da tre anni. Come nelle processioni, quando i fedeli camminano attorno alla chiesa per preparare la divinità alla richiesta di una grazia, offrendo in cambio la fatica del pellegrinaggio. Ieri i 400 studenti del liceo Asproni, vestiti tutti di bianco, insieme a docenti, famiglie e al dirigente scolastico Antonio Fadda, hanno compiuto lo stesso gesto attorno alla sede storica di via Dante, inutilizzabile nonostante i lavori finanziati dal Pnrr siano stati annunciati più volte come conclusi. Tre giri, uno per ogni anno di chiusura. Ma questa volta non c’è una divinità a cui chiedere la grazia, ma un’istituzione, la Provincia, che non riesce a restituire le chiavi alla scuola.

La protesta

Una denuncia contro quella che appare come una lunga catena di ritardi, incomprensioni e mancate risposte. Dopo aver circondato l’edificio, il corteo si è spostato davanti alla Provincia. Qui la beffa: gli uffici erano chiusi per il ponte del 2 giugno. In prima fila il dirigente scolastico Antonio Fadda, che guarda con preoccupazione ai prossimi mesi. «Noi abbiamo chiesto le chiavi dell’edificio ma ancora non le abbiamo. I problemi non riguardano tanto l’anno scolastico che sta finendo, quanto ciò che verrà dopo. Gli esami di maturità non potranno essere svolti qui e, anche nel momento in cui ci consegnassero l’immobile, ci sarebbero da affrontare tutte le operazioni di ricognizione, riordino e sistemazione degli spazi. Serve tempo. E il tempo continua a passare senza che noi possiamo entrare». Per gli studenti il problema non è soltanto logistico. «Da tre anni ci viene negata la possibilità di utilizzare la sede centrale - spiega Federico Siotto -. Non è soltanto di una questione organizzativa. Quella è una sede storica e culturale che appartiene alla città da oltre cento anni. La sua assenza crea disagi a studenti e professori, costretti a lavorare in tre sedi diverse». Disagi che pesano soprattutto sui pendolari. «È una situazione ormai insostenibile - fa notare Ilaria Chessa -. Continuano a dirci che i lavori stanno finendo ma noi siamo ancora in via Malta, lontanissimi dal centro. Molti studenti arrivano dai paesi e fanno fatica a rispettare gli orari degli autobus. Anche la qualità delle lezioni ne risente. E poi ci sono i professori che devono spostarsi da una sede all’altra, perdendo tempo».