L’ Unione europea, quella che dovrebbe riarmarsi per tornare protagonista tra le potenze militari globali, quella che farfuglia intorno a una politica estera comune, è tornata a dimostrarsi un circo di reticenze, opportunismi e furberie.

Nell’ultima riunione informale dei ministri degli esteri a Limassol, di fronte alle continue violazioni di qualsivoglia regola o accordo da parte di Israele e all’evidente boicottaggio non diciamo di un processo di pace ma perfino di più modeste opzioni di tregua, l’Unione minaccia sanzioni contro i coloni «più estremisti» in Cisgiordania, movimento che nei fatti interpreta una precisa linea politica del governo. Un provvedimento più formale che altro contro i tifosi più esagitati della grande Israele del tutto irraggiungibili dalle ire della Ue.

Neppure sulle sanzioni contro il ministro di polizia Ben Gvir, un criminale di lungo corso finito infine sotto i riflettori per aver trattato gli attivisti della flottiglia nello stile della Diaz e di Bolzaneto, gli europei sembrano riuscire a mettersi d’accordo. Il cancelliere Merz, del resto, aveva già anticipato tutto nella maniera più ripugnante dichiarando che Israele stava facendo «il lavoro sporco per noi». Lavoro sporco significa sopraffazione, tortura, indifferenza per qualunque forma di diritto o di tutela, licenza di uccidere a tutto campo. Ma nel legittimare questa condotta il cancelliere non vedeva o non voleva vedere che il «lavoro sporco» Netanyahu lo stava facendo esclusivamente per sé stesso. La cattura della flottiglia e le vessazioni subite dagli equipaggi vi rientrano a pieno titolo.