Non ci sono dubbi che Ulas Demir volesse scappare dall’Italia. Il sostituto milanese Paolo Storari, che domenica ha firmato il provvedimento di fermo nei suoi confronti, parla di «chiara volontà di fuggire». Parere condiviso dalla sua omologa bergamasca Raffaella Latorraca, che ieri ha chiesto la custodia in carcere: «Il pericolo è concreto», si legge nell’istanza a sua firma che domani si discuterà davanti al gip.

IL 47ENNE MANAGER turco della Caddell Construction indagato per caporalato nell’ambito dell’inchiesta sullo sfruttamento dei lavoratori nei cantieri del consolato statunitense di Milano è stato preso dai carabinieri del Nil (il Nucleo ispettorato del lavoro) mentre era all’aeroporto di Orio al Serio con la sua famiglia e un considerevole numero di bagagli, in attesa del volo per Istanbul. Venerdì, a poche ore dal controllo giudiziario nel cantiere di piazzale Accursio, Demir è stato anche intercettato mentre parlava con quello che secondo la procura sarebbe un suo superiore. «Se vieni per le ferie sarebbe meglio», dice il suo interlocutore, non ancora identificato. Che inoltre cita altre due persone che pure avrebbero caldeggiato la fuga: Fra Zafer e Can Celik. Domani, se il manager risponderà, gli inquirenti cercheranno di capire chi siano. Perché gli ultimi sviluppi dell’indagine sui cantieri milanesi aprono a interrogativi di non poco conto: chi e perché stava aiutando Demir a scappare?