«Bisogna consolidare l’architettura della fiducia tra istituzioni e cittadini»: il messaggio del Colle annuncia lo spirito dell’apertura del palazzo presidenziale al mondo dei cosiddetti «fragili». Così, ieri i 1500 invitati al giardino del Quirinale hanno incontrato Sergio Mattarella, che si è intrattenuto stringendo mani e raccogliendo storie e testimonianze.

Oggi 23 città saranno collegate via maxischermo alla piazza del Quirinale. La giornata si apre con la deposizione all’altare della patria, segue la contestata parata militare su via dei Fori imperiali. Nel pomeriggio la Rai trasmette un dialogo del presidente con alcuni studenti italiani sul senso della Repubblica. Poi l’evento intitolato I volti della Repubblica: personalità del mondo della cultura, dell’arte, dello sport e delle istituzioni celebreranno l’ottantesimo.

A Mattarella è arrivato anche il messaggio del presidente della Cei Matteo Zuppi. «Le Chiese in Italia guardano a questo anniversario con riconoscenza per il cammino compiuto e con preoccupazione per le ferite presenti – afferma Zuppi – La povertà crescente, la denatalità, la sfiducia, le disuguaglianze, la violenza verbale, l’indifferenza e la tentazione di chiudersi in un destino individuale. Le nostre comunità rifiutano la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti ». Il cardinale insiste sulla scelta del 1946 e cita esplicitamente la scelta di chiudere con il passato fascista: «La Repubblica è nata attraversando la sofferenza, riconquistando la libertà e rifiutando ogni forma di fascismo, con una speranza più forte della paura. È nata dal desiderio di non essere più gli uni contro gli altri, ma cittadini insieme, diversi eppure uniti da un destino comune e dal senso del bene comune. Alcuni seppero guardare oltre se stessi e consegnare alle generazioni future la Costituzione, che ci ricorda che nessuno si salva da solo e che nessuno può essere lasciato solo».