65mila dollari, la metà del premio incassato al Roland Garros. È la multa che gli organizzatori dello Slam parigino hanno comminato al tennista paraguaiano Adolfo Daniel Vallejo per i commenti sessisti rivolti all'arbitro Ana Carvalho, come annunciato dalla direttrice del torneo, Amélie Mauresmo."È stata inflitta una sanzione di 65.000 dollari, circa la metà del suo premio in denaro -, ha dichiarato l'ex campionessa -. È chiaramente qualcosa di inaccettabile per noi, per il torneo, per la Federazione e anche al di fuori del torneo. Questo tipo di linguaggio non ha posto qui". L'organizzazione aveva indicato subito che avrebbe sanzionato il ventiduenne "in modo significativo con una multa", senza però fornire ulteriori dettagli. Vallejo, n.71 del mondo, aveva rivolto frasi sessiste all'arbitro di sedia brasiliana Carvalho dopo la sconfitta contro il francese Moise Kouame al secondo turno del Roland Garros giovedì scorso, al termine di una partita-maratona durata quasi cinque ore."Questo genere di partite deve essere arbitrato da un uomo perché si tratta di un pubblico molto esigente e c’è bisogno di molta forza per andarvi contro. Per una donna è davvero difficile" aveva detto il tennista paraguaiano, che aveva poi fatto marcia indietro scusandosi. Ma questo non gli ha evitato la multa.1 di 12Avvia slideshowFullscreenZoom© Getty Images | 2022, Internazionali d'Italia - Un problema all'anca lo mette fuori gioco contro Tsitsipas ai quarti © Getty Images | 2022, Internazionali d'Italia - Un problema all'anca lo mette fuori gioco contro Tsitsipas ai quarti
"Queste partite devono essere arbitrate da un uomo": 65mila dollari di multa per Vallejo
Dopo la sconfitta contro Kouame, in un'intervista il paraguaiano si era scagliato contro Ana Carvalho
Il Roland Garros ha multato il tennista paraguaiano Adolfo Daniel Vallejo di 65.000 dollari — metà del suo montepremi — per commenti sessisti rivolti all'arbitro Ana Carvalho dopo la sconfitta al secondo turno. Per le organizzazioni sportive, il caso conferma l'orientamento verso sanzioni economiche significative come deterrente contro condotte discriminatorie, indipendentemente dalle scuse successive.










