I ricercatori hanno osservato un’inversione del flusso nel nucleo esterno della Terra. Il cambio di direzione si è verificato sotto l’Oceano Pacifico. Le ragioni della variazione nel cuore della Terra restano un mistero.
I vari "gusci" della Terra, dal nucleo interno all’atmosfera. Credit: iStock
Nel 2010, sotto l'Oceano Pacifico, il flusso del nucleo esterno della Terra è stato protagonista di un'improvvisa giravolta, cambiando repentinamente la sua direzione verso ovest a un orientamento verso est, processo che dal 2020 ha iniziato a indebolirsi. Le ragioni che hanno portato a questa variazione restano ad oggi un mistero, un chiaro segnale di quanto poco ancora conosciamo il cuore del nostro pianeta. Il nucleo della Terra è composto da due gusci concentrici: quello interno, solido e viscoso a causa delle elevatissime pressioni che impediscono la completa fusione della lega di ferro e nichel che lo compone (nonostante una temperatura di 5.400-6.000 °C); e quello esterno, che pur essendo più freddo – circa 3.000 °C – è liquido e fluido.
Il materiale del nucleo esterno, sito a oltre 2.000 chilometri di profondità sotto la superficie, non è statico ma estremamente dinamico; i suoi moti convettivi e turbolenti attorno al nucleo interno sono infatti alla base del campo magnetico terrestre, la magnetosfera (non a caso si parla di geodinamo). Questo involucro, di cui si sente spesso parlare in occasione delle tempeste solari o geomagnetiche, è fondamentale per la biosfera perché ne ha permesso l'origine e lo sviluppo. Senza un campo magnetico, la superficie del nostro pianeta sarebbe costantemente bombardata da radiazioni cosmiche e solari letali in grado di sterminare le specie viventi, ad esempio attraverso il cancro (i tardigradi, tuttavia, potrebbero sopravvivere). Comprendere le dinamiche del nucleo esterno è fondamentale proprio perché esso dà vita allo scudo che ci protegge, ma non è affatto semplice, a causa della profondità e del comportamento imprevedibile e misterioso dei moti che lo caratterizzano. Un nuovo studio ha indagato proprio sulla significativa inversione del flusso avvenuto nel 2010, verosimilmente a causa di cambiamenti verificatisi nel nucleo interno. A condurlo è stato un team di ricerca britannico guidato da scienziati della Scuola di Geoscienze dell'Università di Edimburgo, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del British Geological Survey. I ricercatori, coordinati dal professor Frederik Dahl Madsen, hanno analizzato come è cambiato il flusso del fluido nel nucleo esterno tra il 1997 e il 2025, combinando dati satellitari con rilevazioni terrestri. Tra i dati utilizzati quelli raccolti dai satelliti Swarm e Cryosat dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), oltre a quelli di CHAMP e Ørsted. I satelliti della missione Swarm, ad esempio, sono equipaggiati con sensibilissimi magnetometri in grado di catturare variazioni nei singoli strati della Terra e fornire uno sguardo senza precedenti su simili fenomeni.











