Una ricerca apre una strada concreta: usare la luce solare per ricavare idrogeno e sostanze utili dai rifiuti plastici

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La plastica vista dall’altro latoCosa fa la luceI primi risultati reggonoIl nodo sporco della separazione

Una bottiglia accartocciata, una vaschetta finita nel sacco sbagliato, un pezzo di imballaggio che ha fatto il suo giro breve tra supermercato, cucina e pattumiera. La plastica, di solito, entra nella nostra vita così: comodissima per pochi minuti, fastidiosa per decenni. La parte nuova arriva quando qualcuno prova a guardarla senza fermarsi alla scena finale del rifiuto. Dentro quei materiali ci sono carbonio e idrogeno, cioè materia chimica ancora disponibile. Il problema, enorme, sta nel tirarla fuori senza trasformare la soluzione in un altro pasticcio energetico.

Un gruppo di ricerca legato all’Adelaide University, in Australia, sta lavorando proprio su questo: usare la luce solare per convertire la plastica scartata in idrogeno pulito, syngas e altre sostanze chimiche utili all’industria. Il lavoro, guidato dalla dottoranda Xiao Lu e pubblicato su Chem Catalysis, esamina le possibilità e i limiti delle tecnologie solari applicate ai rifiuti plastici, con una promessa molto concreta e ancora tutta da portare fuori dal laboratorio: togliere valore negativo alla plastica e farla rientrare in una logica di economia circolare.