Quattro anni dopo la messa in onda dell’ultimo episodio di "Una Pezza di Lundini", l’ultima vera seconda serata italiana trasmessa sul piccolo schermo, mi sono chiesto: che fine ha fatto Valerio Lundini? Il comico e conduttore romano non è certo sparito dalle scene, ma un po’ manca il suo modo di fare televisione. E per scoprirlo, o riscoprirlo, basta andare a teatro e assistere a "Il mansplaining spiegato a mia figlia", all'Auditorium della Conciliazione di Roma, tutto esaurito da giorni. Non fatevi ingannare dal titolo, perché Valerio Lundini non ha una figlia e soprattutto perché il mansplaining, ovvero l’atteggiamento paternalistico con il quale certi uomini pretendono di spiegare alle donne il loro stesso punto di vista, è solo una piccola parte dello spettacolo. Lundini porta infatti sul palco la sua comicità surreale, un’arte difficile da maneggiare e mai banale.
Non si tratta di un semplice spettacolo di stand-up comedy, con il comico al centro del palco e un microfono in mano. Lundini propone qualcosa di più complesso, una messa in scena nella quale la stand-up viene persino schernita. Certo, non si tratta di uno spettacolo nuovo: è stato scritto e portato in scena diversi anni fa. Eppure riesce ancora a far ridere moltissimo, aggiornando alcuni riferimenti e trasformando persino il tema del "riciclo" del materiale comico in un elemento dello show. Ogni sketch di Valerio Lundini è in realtà un meta-sketch, in cui il meccanismo stesso della narrazione diventa oggetto della battuta. Insomma, non è tanto quello che dici, ma come lo dici. E la tecnica portata sul palco dal comico romano, che si destreggia tra il pianoforte e surreali videocollegamenti giornalistici, è davvero notevole. Le risate non si fermano praticamente mai. Lo può testimoniare anche Fulminacci, vincitore del Premio della critica a Sanremo 2026, che seduto nella poltrona accanto alla mia, si ammazza dalle risate per tutto il tempo.








