Pubblicato il: 01/06/2026 – 10:13

La storia di Mattia Liberali non racconta soltanto la crescita di un giovane talento. Racconta soprattutto il fallimento culturale di un calcio italiano che da anni continua a lamentare l’assenza di campioni senza mai interrogarsi davvero sulle proprie responsabilità.Da quando Alberto Aquilani gli ha affidato maggiore spazio, e soprattutto dopo l’infortunio di Cisse, il diciannovenne di Carate Brianza è diventato uno dei protagonisti del Catanzaro che venerdì sera ha sfiorato la Serie A. La prestazione offerta contro il Monza è stata l’ennesima dimostrazione di un talento fuori categoria: dribbling, fantasia, tecnica, personalità e una naturale capacità di creare superiorità numerica che nel calcio italiano non si vede più da anni.

Eppure Liberali non arriva dal nulla. Al contrario, era considerato uno dei gioielli più luminosi del settore giovanile del Milan. Le sue qualità erano note da tempo e il club rossonero era pienamente consapevole di avere tra le mani un prospetto di altissimo livello. Proprio per questo la sua storia dovrebbe far riflettere.Quando è arrivato il momento di pianificarne il futuro, il Milan ha scelto la strada che troppo spesso percorrono i grandi club italiani con i propri talenti: rinnovo di contratto, passaggio nell’Under 23 e poi, eventualmente, una serie di prestiti in attesa di capire se fosse davvero pronto per il grande salto. Liberali invece aveva un’idea diversa. Il ragazzo voleva confrontarsi subito con il calcio professionistico all’interno di un progetto stabile. Di fronte al rifiuto del rinnovo, il Milan lo ha lasciato partire verso Catanzaro, in quella che oggi appare come una delle operazioni più lungimiranti della società guidata da Floriano Noto, da anni impegnata nella valorizzazione dei giovani italiani.Non è un caso che la crescita di Liberali sia avvenuta proprio in Calabria. Il Catanzaro rappresenta infatti uno dei modelli più virtuosi del calcio italiano per utilizzo e sviluppo dei talenti nazionali. La rosa giallorossa è stata composta per oltre il 90% da calciatori italiani, una delle percentuali più alte dell’intero campionato, mentre l’età media si è mantenuta intorno ai 25 anni, collocando il club tra quelli che hanno maggiormente investito sui giovani e sulla sostenibilità tecnica del progetto. Una filosofia precisa che negli anni ha permesso alla società di costruire identità, continuità e risultati.