InJob festeggia 25 anni si prepara ad aprire una nuova sede a Torino. «In questo modo allarghiamo il nostro bacino dal Nordest al Nordovest» spiega Enrica Rochi dal 2021 alla guida dell’azienda che poi spiega: «Il Piemonte è il quarto mercato italiano per la ricerca, selezione e somministrazione di professionisti qualificati. Le grandi multinazionali chiudono le loro sedi, noi, invece, crediamo nel radicamento sul territorio. Per questo vogliamo espandere il più possibile la nostra rete». Perché proprio il Piemonte? «Perché è un territorio con distretti produttivi solidi, un tessuto manifatturiero e industriale di primo livello. Il nostro settore di riferimento è l’alimentare e il Piemonte è una regione strategica. Inoltre, vogliamo allargarci anche all’hospitality e il turismo, dalle Langhe al Monferrato è in forte crescita. Così come la domanda di personale qualificato».

Le agenzie di somministrazione del lavoro, spesso, sono considerate come datori di lavoro di Serie B. È così? «No. I dipendenti delle agenzie hanno parità contributiva e retributiva dei colleghi delle aziende per le quali lavorano. In altri Paesi non è così, ma la norma italiana è molto chiara. InJob impiega circa 8.000 dipendenti, di cui 800 a tempo indeterminato. Con una crescita del 10% nell’ultimo anno». Se non ci sono differenze perché le aziende non assumono direttamente i lavoratori? «Perché noi garantiamo alle aziende più grandi la flessibilità che non potrebbero avere, per esempio, nello staff leasing, e alle piccole e medie imprese offriamo strumenti nella ricerca del personale che loro non hanno». Anche perché la disoccupazione in Italia è ai minimi storici. «La vera sfida delle aziende è trovare le persone. Stiamo vivendo una fase di scarsità dei talenti. E le mentre le imprese sono impegnata a scrivere piani industriali e 5 anni, noi siamo concentrati sulla ricerca di personale».