Sempre a quel titolo si ritorna. E sempre al film che lo ispirato: Fronte del Porto. L’architetto Renzo Piano, nella sua quarta versione del disegno del filo di costa genovese, ha scelto di omaggiare la straordinaria pellicola di Elia Kazan del 1954 per riassumere un tratto che corre dalla Lanterna a Boccadasse: avanti con il tunnel sotto il porto, nuovo destino per la Sopraelevata, più spazi o per le riparazioni navali. E proprio su questo si concentra l’attenzione della Fiom-Cgil che in passato e a più riprese aveva preso posizione nella difesa del settore industriale. Di fronte a questo disegno, il segretario generale genovese Stefano Bonazzi manifesta apprezzamento, chiedendo di tradurre al più presto i progetti in realtà. La chiave per farlo esiste, ed è il nuovo piano regolatore portuale, come ha già spiegato il presidente dell’authority Matteo Paroli.

Segretario Bonazzi, come si può riassumere questo Fronte del Porto?

«Definendolo come una visione complessiva molto ambiziosa».

Ma dal punto di vista del lavoro, come si può tradurre concretamente tutto questo?

«Non abbiamo ancora avuto modo di confrontarci direttamente sul progetto nel dettaglio e ci atteniamo, inevitabilmente, a quanto emerso dai resoconti giornalistici. Tuttavia, ciò che appare centrale nel modo in cui questo progetto viene raccontato è proprio la presenza di una visione d’insieme del porto. E all’interno di questa visione, un elemento significativo è che, per la prima volta in modo chiaro, viene attribuita una valenza importante a quel comparto industriale che si trova tra Porto Antico e Waterfront di Levante».