È diventato un vizio: ogni volta che il presidente russo Vladimir Putin si trova in difficoltà nella guerra in Ucraina, cerca disperatamente di alzare la posta. Lo ha fatto alla fine del 2022, quando le forze armate ucraine liberarono Kharkiv e Kherson, e Putin sventolò la minaccia nucleare per impaurire Stati Uniti ed Europa, inducendo l'allora amministrazione Biden a tirare il freno a mano nel supporto a Kyiv. Lo sta facendo adesso, minacciando con droni i Paesi baltici e la Romania. Questo avviene perché nonostante il tradimento di Donald Trump nei confronti dell'Ucraina e dell'Europa, Kyiv, con il sostegno europeo, non solo continua a resistere ma sta mettendo seriamente in difficoltà Mosca. Putin era convinto di vincere. È vero che l'esercito russo avanzava a passo di lumaca, a costi umani ed economici esorbitanti. Si stimano circa 1,3-1,5 milioni di morti e feriti russi nella guerra in Ucraina, mentre l'economia russa è stata quasi totalmente deindustrializzata, fatta eccezione per l’industria militare e il settore petrolifero. Ma a Putin importava poco: il tempo era dalla sua parte e prima o poi avrebbe vinto. Tanto più quando era tornato al potere il suo amico e alleato Trump, che difatti ha puntualmente abbandonato l'Ucraina togliendole il sostegno militare ed economico. Durante l'amministrazione Biden, Washington forniva a Kyiv dai 20 ai 30 miliardi di dollari l'anno; la cifra è crollata a meno di mezzo miliardo nel 2025-26. A ciò si aggiunge l'accanimento di Trump nei confronti dell'Europa, dai dazi alle minacce di uscire dalla Nato, invadere la Groenlandia e ridurre la presenza militare americana nel continente. Se già Putin era convinto che la Russia stesse vincendo, con l'arrivo di Trump sperava nella spallata finale che avrebbe obbligato Kyiv e l'intera Europa a capitolare.
Il declino di Putin nell’attacco all’Unione europea
Il Cremlino è in difficoltà su tutti i fronti: l’Ucraina blocca l’avanzata nel Donbass, l’economia è frenata dai raid sugli impianti energetici







