La chiamata al primario del reparto Malattie infettive dell’ospedale Santissima Trinità, Goffredo Angioni, è arrivata alle 2 del mattino di ieri. Era il medico di turno: «C’è un sospetto caso di Ebola in città, cosa facciamo?».
L’allarme
E così è scattato l’allarme a Cagliari, con una serie di misure e azioni da decidere sul momento, dato che l’unità di crisi, cioè la cabina di regia che dovrebbe gestire un’emergenza del genere, non si era mai riunita in precedenza, che le lezioni del Covid sono ormai archiviate, i presìdi di protezione per gli operatori sanitari sono di quei tempi “lontani”, e il personale sanitario non ha ancora fatto corsi di formazione aggiornati.
«In una situazione come questa, quando c’è sia il criterio clinico che epidemiologico, cioè i sintomi e la provenienza, si mettono in campo le linee guida del ministero», spiega dottor Angioni. «Il paziente, dopo che è stato prelevato a domicilio, è stato ricoverato da noi, in isolamento, un campione del suo sangue è stato inviato allo Spallanzani di Roma, il Centro di riferimento nazionale, e ora attendiamo l’esito. Se sarà negativo tutto tornerà alla “normalità”, se invece sarà positivo, lui verrà trasferito nella capitale, e si attiverà l’iter previsto, cominciando dal tracciamento dei contatti».












