A 15 anni dalla sua scomparsa, vogliamo rendere omaggio alla figura dell’indimenticabile Francesco Bonardelli, che fu apprezzato docente, scrittore e giornalista della Gazzetta del Sud, pubblicando uno dei suoi articoli dedicati al rapporto tra Cinema e Filosofia.---------------------

«Ho potuto scrivere sul Cinema quando dei problemi filosofici mi hanno spinto a cercare delle risposte nel Cinema, anche se queste risposte rimettevano sul tappeto altri problemi»: è l'epigrafe di Gilles Deleuze a un libro di Umberto Curi sulla dialettica fra il messaggio cinematografico e il pensiero che ne è alla base; costituendone l'essenza stessa come privilegiata e autonoma forma di intrattenimento, in sé compiuta ma egualmente correlata a paralleli contesti di espressività.«Sono persuaso che non si possa veramente “godere” un film, se ci si priva di quell'intenso piacere che è dato dal confronto con ciò che esso “dice” intorno ad alcune fra le grandi questioni che ci appassionano», scrive in premessa lo studioso. Che proprio su questa autonomia speculativa della più moderna forma d'arte riconosciuta, costruisce poi i suoi rilievi critico-metodologici volti principalmente alla sistematica dimostrazione dell'assunto fondamentale. Quello per cui il Cinema – in ogni sua specialistica accezione e in ogni suo esito consequenziale – non serve affatto a “distrarre” gli individui, o a farli fuggire dai problemi; adoperandosi, di contro, per suscitare il pensiero, e metterlo dunque in relazione agli atti, agli episodi, alle problematiche e ai loro sviluppi, egualmente attendibili sui piani interscambiabili della fantasia e della realtà. Dunque, non film più “filosofici”, ma prodotti attendibili sui quali innestare una riflessione, riguardante la tematizzazione di rilevanti problematiche del divenire: la figura dello straniero, il rapporto amore-morte, la duplicità della condizione umana, l'ambivalenza della violenza, l'enigma del tempo. Interrogativi di base, soprattutto negli anni sospesi del Millennio, che non sono risposte, ma approfondimenti e quindi dinamiche di pensiero possono suscitare a livello di fruizione critica.Da “L'uomo del treno”, “Spider”, “L'uomo senza passato” per la sezione “Lo straniero che ci abita”, a “L'amore infedele”, “Primo amore”, “La macchia umana”, “Million Dollar Baby” per “Eros e Thanatos”; da “Femme fatale”, “Prova a prendermi”, “Master&Commander”, “La vita che vorrei” per le “Icone della duplicità”, a “Buongiorno notte”, “Le invasioni barbariche”, “21 grammi-Il peso dell'anima” e “La passione di Cristo” per “Meditatio mortis”; da “Gangs of New York”, “Mystic River”, “Elephant”, “Collateral” per “Morfogenesi della violenza”, a “Il fiore del male”, “Chicago”, “Un film parlato” per “Donare il tempo”. Tutti film visti, raccontati e quindi pensati, in una visione del tutto nuova del rapporto fra Cinema e Filosofia. Rivitalizzato dopo le censure di fatto, e le diffidenze dei confronti della cinematografia in genere, scaturite dalle lezioni della Scuola di Francoforte, e dopo i paletti posti in essere dalla diffidenza operativa, tangibile nella persistenza dei canoni dell'estetica d'ispirazione crociata. Al fine di non determinare rigidi confini tra le arti e, parallelamente, riserve d'applicazione teorico-metodologica al loro quotidiano esprimersi nei contesti di un sempre più variegato, e dunque problematico, divenire.