Se n'è andato in silenzio, dopo una lunga malattia ma con la testa ancora piena di progetti e un sorriso per gli amici, il critico e storico del cinema Aldo Tassone.

Il suo nome resterà legato per sempre a quello di Federico Fellini di cui è stato cantore, osservatore e complice per un lunghissimo tratto di vita fin da quando, giovanissimo studente universitario sbarcato in Italia dall'Argentina, "persi la testa - così narrava - alla prima proiezione de 'La dolce vita' e scoprii in lui un pittore unico nel firmamento del cinema".

Incoraggiato da Ennio Flaiano, riuscì a incontrarlo sul set di "Satyricon" (1969) e lo conquistò con la sua parlata elegante, l'acutezza dello sguardo, la passione per il cinema quando diventa arte moderna. Da quel momento Aldò (con l'accento finale come lo chiamavano gli amici con affettuosa ironia) non mancò mai ad un set del suo maestro. Benché ne avesse scritto a più riprese sia in Italia che in Francia, Tassone aspettò il 2020 per riunire in un solo, mastodontico volume, la sua visione del Grande Riminese: il libro "Fellini 23 ½" (edito dalla Cineteca di Bologna) che definisce "il Grande Trasfiguratore" per l'inimitabile capacità di mostrare il mondo secondo un'ottica che cattura e insieme trascende la realtà.