Sappiamo con certezza che la sera del 29 maggio, dalla capitale rumena, Bucarest sono partite grida allarmanti di una "escalation irresponsabile" e immediatamente è stato convocato l'Ambasciatore russo, dichiarando nel contempo il console generale a Costanza persona non grata; lo stesso presidente Nicusor Dan, presente sul luogo dell'incidente, a Galati, ha spiegato che l’ordigno russo è stato abbattuto sopra i cieli dell'Ucraina, nella regione denominata Reni, e solo successivamente si è diretto verso il territorio rumeno.
Vediamo dunque di comprendere la cinetica dell’ordigno che si è abbattuto a Galati, città collocata sul Danubio, di fronte alla città ucraina di Reni – un porto fluviale attraverso cui passa la logistica danubiana delle Forze Armate ucraine, compreso i materiali militari. Sin che dall'estate del 2023, l'esercito russo ha sempre preso di mira, in maniera sistematica, tutti i porti ucraini che si affacciano sul Danubio e, in conseguenza di questo fatto, non si è lontani dal vero se si afferma che Reni, insieme agli altri sbocchi portuali danubiani presenti sulla riva ucraina, è considerato bersaglio militare. Per dare una dimensione spaziale dei luoghi in esame, ricordiamo che la distanza dalla riva rumena si stima essere inferiore a quindici chilometri.










