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Angiola Petronio

Verona, fuori uso due cabine nella linea Verona-Bolzano che hanno messo in tilt tutta la circolazione ferroviaria

Due possibili matrici. E un unico intento. Ha tutti i crismi - ma non ancora l’ufficialità - di un atto doloso quanto accaduto l’altra notte all’altezza del comune di Dolcè, nel Veronese, sulla linea ferroviaria che da Verona porta al Brennero, dove un rogo ha distrutto due cabine elettriche che alimentano la tratta che dal Veneto sfocia a Monaco. Con ombelico quel valico dove ieri ha preso forma la manifestazione organizzata dagli ambientalisti austriaci contro il traffico autostradale. Protesta del tutto pacifica, da cui qualcuno però potrebbe aver fatto germinare quel sabotaggio di una linea ferroviaria che, ieri, era l’unica via di transito da e verso l’Austria che non avrebbe dovuto risentire della manifestazione. Ci ha pensato quel rogo, scaturito - e con ogni probabilità innescato - poco prima dell’alba di ieri, a rallentare anche la linea ferroviaria del Brennero. Con, a far propendere per l’atto doloso, il ritrovamento di un accendino nelle vicinanze dell’incendio.

Il probabile mezzo d’innesco per un sabotaggio la cui primogenitura potrebbe trovarsi tra le frange degli eco-terroristi o della galassia anarco-insurrezionalista. Senza però, al momento, alcuna rivendicazione. Erano le 4,15 quando i vigili del fuoco di Verona sono intervenuti per quelle fiamme che hanno distrutto in buona parte due cabine elettriche. Due piccoli casotti, distanti uno dall’altro poco meno di due metri, posizionati dove la linea ferroviaria corre parallela a una pista ciclabile, a poca distanza da un’azienda vinicola. La circolazione dei treni è stata sospesa, sia per consentire ai pompieri e ai tecnici di Rete Ferroviaria Italiana di intervenire in sicurezza, sia per permetterne il ripristino, avvenuto verso le 7 quando il transito dei convogli è lentamente ripartito, con ritardi fino a 100 minuti, variazioni e cancellazioni per porre rimedio ai quali è stato istituito un servizio di autobus. Sul posto, per le indagini, la polizia ferroviaria, quella scientifica e la Digos della questura di Verona. Indagini per le quali non c’è ancora la «pistola fumante», vale a dire la prova inconfutabile dell’atto doloso che rimane, comunque, la pista più battuta. Ma la prima squadra di pompieri arrivata sul posto non ha trovato nulla che facesse pensare all’atto doloso. Nessuna traccia di un innesco o dell’utilizzo di un accelerante.