Europa

Riccardo Renzi

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Secretary of State Marco Rubio shows his tie to Russia’s Foreign Minister Sergey Lavrov before a news conference with President Donald Trump and Russia’s President Vladimir Putin at Joint Base Elmendorf-Richardson, Alaska, Friday, Aug. 15, 2025. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

La telefonata tra Sergej Lavrov e Marco Rubio non è un dettaglio diplomatico. È un segnale strategico. Non perché dimostri un accordo segreto sull’Ucraina – non esiste alcuna prova pubblica di una spartizione negoziata del Paese – ma perché rivela la grammatica geopolitica con cui Mosca tenta di ridefinire il conflitto: parlare direttamente con Washington mentre Kyiv resta il teatro della pressione e l’Europa rischia di essere confinata al ruolo di retrovia politica e finanziaria. I fatti, separati dalle suggestioni, sono chiari. La Russia ha annunciato possibili attacchi contro strutture di Kyiv considerate funzionali allo sforzo bellico ucraino. L’ambasciata americana ha pubblicato un security alert invitando i cittadini Usa alla prudenza. Successivamente Washington ha precisato che la sede diplomatica resta aperta e che non esistono modifiche strutturali della presenza americana nella Capitale ucraina. Fine dei fatti verificati.