Riecco Giuseppe Valditara sul divieto di accesso ai social per i minori. Dagli studi di Diario del giorno su Rete 4 ha tuonato il ministro della scuola, perché uno studente di 11 anni ha provato ad accoltellare una prof a Trapani, annunciandolo su TikTok e filmando l’atroce gesto (per fortuna senza conseguenze) in diretta su Telegram: “Auspico che il Parlamento possa approvare questa legge, vietando l’utilizzo dei social ai minori di 15 anni”. Ma l’esortazione ad accelerare era arrivata anche dopo i fatti di Trescore (Bergamo) quando una prof fu accoltellata a scuola da un ragazzino di 13 anni.

Disse l’esponente leghista il 26 marzo al Corriere della Sera: “Episodi di violenza come quello di Bergamo scontano l’influenza negativa dei social, lo dimostrano diversi studi internazionali”, dunque lo stop ai minori “non è più rinviabile”. Il ministro era molto preoccupato: “C’è un’esplosione di questo tipo di violenza in tutto il mondo. Un caso in Francia, due insegnanti uccisi in Messico da uno studente che aveva con sé nientemeno che un fucile. I social sono tra le cause scatenanti. La loro influenza può essere devastante per la violenza che contengono e che propagano a ragazzi che non hanno ancora la maturità necessaria per gestire le insidie di questi mezzi”. Eppure non si è mossa una foglia, da allora, a parte il walzer del governo: prima ha annunciato un testo da portare in Consiglio dei ministri, per accelerare data l’urgenza; poi si è rimangiato la promessa e ha rispedito la palla in Parlamento. Dove giace inerte il ddl 1136, firmato da Fratelli d’Italia con il via libera delle opposizioni, già bollinato dalla Commissione europea e pronto per essere approvato: eppure è fermo in Commissione da ottobre 2025, mentre le opposizioni accusano Giorgia Meloni di averlo inspiegabilmente congelato.