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Mia nonna materna Rosa, per tutti Rosetta, mi ha insegnato il valore dell’oro.
La nonna Rosetta era nata nel 1913 a Mendrisio, in Svizzera. I suoi genitori erano di ritorno dalla Germania dove avevano provato ad aprire, senza successo, una panetteria. L’Europa era in tumulto, la Prima guerra mondiale alle porte. I miei bisnonni preferirono tornare in Italia. Finirono a Como, in via Vitani. Adesso è una delle vie più graziose del centro storico, instagrammata continuamente da turisti estasiati. All’epoca era parte di un quartiere malfamato.
Flash forward a fine anni Venti. Più che alle attività dell’Opera Nazionale Balilla, la teenager Rosetta si è appassionata alle operazioni di borsa. «Da grande, voglio giocare in borsa», confessa agli increduli genitori. In Italia, come un po’ in tutto il mondo, il nascente fenomeno della borsa aveva creato un’atmosfera di febbrile euforia.
La crisi di Wall Street del 1929 spazza via tutto. Nonostante ciò, la nonna Rosetta vorrebbe studiare qualcosa attinente alla finanza o all’economia. Ma le risorse per studiare non ci sono. E per di più lei è una donna. Se proprio vuole studiare, deve studiare cose da donne. Finisce così a frequentare un breve corso per segretarie. Passerà il resto della sua vita lavorativa come segretaria. Ma il pallino dell’economia, perlomeno domestica, non l’ha perso. Si è sposata con il nonno Piero ma è la nonna a tenere i cordoni della (esigua) borsa. Siamo ormai nell’Italia post-bellica, anni Cinquanta.






