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Cosa ci insegnano i casi Solvinity, Nexperia, Northern Minerals, Manus, Pirelli e non solo. Conversazione con Luca Picotti, avvocato, esperto di golden power e autore di "Linee invisibili. Geografie del potere tra confini e mercati" (Egea).

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Gli Stati Uniti sono tra i primi investitori in Europa e di rado sono stati bersaglio di veti governativi per ragioni di interesse nazionale. Il caso Solvinity è sostanzialmente un inedito in Olanda. In Italia vi è stato solo un veto ad un investitore americano ai sensi del Golden Power, l’anno scorso, in relazione all’acquisizione della società attiva nel settore della difesa Tekne da parte di Nuburu, ma probabilmente più per ragioni di inaffidabilità finanziaria e industriale dell’acquirente che geopolitiche.

Insomma, tendenzialmente gli investimenti americani in Europa vengono accolti, tuttalpiù con prescrizioni e condizioni. Il veto radicale su Kyndryl segna un cambio di passo ed è significativo perché tocca un ambito molto sentito in Europa in questa fase storica: la necessità di ridurre la dipendenza dai servizi tecnologici americani e costruire un proprio cloud sovrano, e in generale infrastrutture critiche digitali europee.