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Primo quarto di secolo del nuovo millennio: gli 8 anni (più uno del prosindaco Gasperini) di centrosinistra al Comune di Arezzo portano il nome di Giuseppe Fanfani. Una parentesi tra i 7 di Luigi Lucherini e gli 11 di Alessandro Ghinelli. Tutti sindaci che non hanno fatto le consiliature ‘regolamentari’.
I primi due hanno accorciato il secondo mandato per motivi molto diversi: il primo grazie a Variantopoli e il secondo per il Csm. Il terzo, prima volta nella storia aretina e anche lui nel secondo mandato, ha allungato di 1 anno a causa del Covid. Giuseppe Fanfani, di particolarità, ne ha evidenziate molte, ad iniziare dalla sua passione per Roma: prima da deputato e poi da membro laico del Csm.
Avvocato che non ha mai dimenticato la professione e che ha dedicato il tempo che rimaneva alla pittura e alla scrittura. I suoi inizi politici erano sembrati ordinari. Nato a Sansepolcro nel 1947, consigliere comunale della stessa città nel 1970 e quindi consigliere provinciale di Arezzo. Per due volte alla guida della Dc nella prima metà degli anni Ottanta. Una carriera che lo porta sulla soglia della candidatura alla Camera.
L’uomo giusto al posto giusto con un solo problema: il cognome. È il nipote di Amintore Fanfani e lo zio, in quel periodo, è alla guida del suo sesto governo. "Quando seppe della mia possibile candidatura, fu irremovibile: non ci sarebbero stati due Fanfani in Parlamento e io avrei potuto iniziare la mia carriera nel momento in cui fosse finita la sua. In quel momento decisi di ritirarmi dalla politica e di dedicarmi solo all’avvocatura". Così Fanfani, nel 2022, ricorderà quell’amara rinuncia. Nel 2001, conclusa la storia dello zio, viene eletto alla Camera dove inizia il percorso romano. Strada apparentemente segnata sulla quale, però, precipita il macigno di Variantopoli e quindi le elezioni anticipate ad Arezzo. "Non ebbi nessuna convocazione formale – ricorderà Fanfani – nel Transatlantico fui fermato da un dirigente nazionale dei Ds che mi informò che avrei fatto il sindaco di Arezzo. Rimasi di stucco. Mi domandai se quella proposta fosse finalizzata a riportarmi ad Arezzo oppure ad allontanarmi da Roma per lasciare spazi ad altri. Tenni per me quella domanda".






