Vincent Bolloré, miliardario bretone e azionista di riferimento di Canal+ dal 2012, è diventato il nodo centrale dell’economia del cinema francese. Canal+ è oggi la principale fonte di finanziamento privato della produzione nazionale, mentre televisioni generaliste, piattaforme e fondi pubblici riducono il proprio ruolo. A fare da contrappeso c’è il Cnc, il Centre national du cinéma et de l’image animée, che dal 1946 ridistribuisce al settore i ricavi di una tassa su biglietti, abbonamenti televisivi e piattaforme streaming. Ma il Cnc subisce forti pressioni politiche.
L’11 maggio 2026, alla vigilia del Festival di Cannes, seicento professionisti, tra cui Juliette Binoche, Raymond Depardon, Adèle Haenel e Swann Arlaud, hanno pubblicato su Libération una petizione contro la concentrazione del potere finanziario e dei mezzi d’informazione nelle mani di Bolloré. Questi “dipendono oggi, in misura diversa, dal denaro di Vincent Bolloré”, si legge nel testo.
Sei giorni dopo, Maxime Saada, presidente del directoire (l’organo direttivo) di Canal+, ha annunciato davanti a duecentosessanta produttori riuniti a Cannes di aver messo in una lista nera i firmatari. “Non ho voglia di lavorare con persone che mi trattano da criptofascista”, ha dichiarato a Les Echos. Le firme alla petizione sono poi salite a quattromila, con l’adesione di Ken Loach, Javier Bardem e Mark Ruffalo.










