«Sono sei anni che faccio l’infermiere sulle ambulanze del 118. Io e i miei colleghi abbiamo dovuto affrontato situazione veramente molto delicate, arrivando ogni per primi sulle scene di autentiche tragedie, mentre la gente ci si accalcava intorno e non ci staccava mai gli occhi di dosso. Con la vita umana non si scherza e anche quando sembra che la situazione sia meno grave del previsto, che le persone non abbiano riportato danni gravi bisogna operare con tutte le attenzioni e le cure possibili, seguendo rigidamente le procedure e non trascurando nessun aspetto. Quello che certo non ti aspetti è venire aggredito, senza ragione alcuna, dal padre del ragazzo di 17 anni che stai curando».
Il racconto dell’infermiere quarantenne del 118 preso a schiaffi, poco dopo la mezzanotte di ieri in viale Unità d’Italia, all’altezza di via Toti (dove si concentra la movida notturna), mentre stava soccorrendo due ragazzi di 17 anni, caduti con il loro scooter dopo aver urtato un’auto, è un concentrato di sdegno, sbigottimento e dalla percezione di essere stato vittima di una ingiustizia.
«Siamo arrivati sul posto in tempi rapidissimi dopo aver risposto ad un allert di codice rosso. Ci siamo fatti largo tra decine di persone assiepate intorno alla scena dell’incidente. I due ragazzi per terra accusavano dei dolori nella zona lombo sacrale ma erano perfettamente coscienti e mobili. Uno stava parlando con i genitori al telefonino, descrivendo loro l’accaduto e spiegando che tutto sommato stava bene. Con tutta l’attenzione necessaria e con molta cautela ho condotto tutti gli accertamenti possibili. Uno dei due - prosegue - oltre a manifestare una sofferenza non importante alla schiena aveva una ferita lacero contusa ad una caviglia mentre l’altro accusava un dolore esteso alla parte inferiore della schiena, tra le ultimi costole e il bacino. È quest’ultimo, che nei primi momenti del nostro intervento avevamo udito parlare al telefonino, abbiamo fatto salire in ambulanza per un ulteriore controllo e successivamente al traspporto in ospedale».








