Firenze, 31 maggio 2026 – Drusilla Foer, senese per leggenda, cubana per infanzia, newyorkese per nervo e fiorentina per castigo sentimentale, entra nella nostra rubrica come in un salotto: salutando tutti, non perdonando nessuno, riconoscendo il valore di un buon abito e la pericolosità di un cattivo cognome. Con lei parliamo di Firenze, moda, Pitti, nobiltà locale, il suo spettacolo ’Venere nemica’, fiorentini, Hollywood, Toscana e infine facciamo una domanda all’uomo che continua a negare di essere il suo inventore, perlomeno amministrativo: Gianluca Gori, nato e cresciuto fiorentinissimo.

Firenze la ama o la cataloga tra le cose stravaganti?

“Firenze è diffidente con me e io lo sono con lei. Un tipo di rapporto che mi anima, perché la diffidenza mette del tempo nel mezzo e permette di non essere acritici. Essere cauti accoglie la sorpresa, talvolta la delusione. Nutro per Firenze dell’ammirazione in alcuni dei suoi aspetti. Credo che anche Firenze provi lo stesso per me”.

Peggio il palco di Sanremo o attraversare via Tornabuoni vestita male?

“Odio le strade con i brand di lusso, gli stessi che trovi a Parigi, Amburgo, Madrid o peggio ancora Forte dei Marmi. Acquisto raramente capi o accessori griffati. Non hanno mai la mia taglia e inoltre detesterei avere qualcosa che ha qualcun altro. Alla mia età non trovo sia ragionevole investire in un capo troppo visibilmente griffato, corri il rischio di vederlo addosso alle simpatiche, bellissime, giovani, esuberanti mogli dei calciatori famosi. Non reggerei il confronto. A Sanremo? Mi sono solo divertita”.