Al centro del lungomare di Rimini c’è un belvedere alto 7 metri. È stato inaugurato nel 2019 e molti turisti ci salgono per guardare il mare. Pochi sanno che sotto i loro piedi, a 40 metri di profondità, ci sono due vasche in grado di raccogliere 39mila metri cubi d’acqua, pari a 16 piscine olimpioniche. La struttura fa parte del Piano di salvaguardia della balneazione, un progetto da 270 milioni di euro che ha rivoluzionato la gestione idraulica del capoluogo romagnolo. A questo si è aggiunto il Parco del mare, costato altri 110 milioni, che ha pedonalizzato l’intero lungomare con materiali permeabili e lo ha alzato di un metro. Fino al 2020 era una strada asfaltata con parcheggi.

SECONDO LE PREVISIONI scientifiche sull’innalzamento del livello del mare elaborate dalla SaferPlaces, azienda riminese che si occupa di analisi del rischio sulle inondazioni, senza il Parco del mare gran parte della città sarebbe finita sott’acqua tra il 2050 e il 2100. Inoltre le vasche sotterranee hanno quasi azzerato il rischio di alluvioni per piogge abbondanti, diventate frequenti a causa del riscaldamento dell’Adriatico da cui evapora più acqua in atmosfera. «Le vasche hanno un impianto idrovoro in grado di pompare 18mila litri al secondo a un chilometro dalla costa», spiega Angelo Torcaso, responsabile del ciclo idrico a Rimini per Hera, che gestisce l’impianto. «Un sistema meccanico garantisce il funzionamento anche in caso di blackout».