Gli Stati Uniti sono pronti a riprendere la guerra all’Iran «se necessario». Il monito del capo del Pentagono, Pete Hegseth, arriva in giorni segnati dagli scontri più intensi dal fragile cessate il fuoco dichiarato l’8 aprile, mentre appare ancora lontano dalla chiusura di un’intesa che il presidente americano, Donald Trump, aveva dato quasi per fatta. Giovedì scorso fonti di Washington avevano accennato a un accordo quadro che avrebbe esteso di 60 giorni la tregua in corso.«L'Iran deve accettare che non avrà mai un’arma atomica», ha ribadito ieri Trump sulla sua rete sociale Truth, tornando a chiedere la distruzione delle scorte di uranio arricchito della Repubblica Islamica.L’Iran, dal canto suo, insiste nel voler affrontare la questione nucleare in un secondo momento, dopo la firma del memorandum d’intesa attualmente in discussione, che riguarda la fine delle ostilità avviate da Usa e Israele lo scorso 28 febbraio e la riapertura dello Stretto di Hormuz.La cruciale via navigabile, attraverso la quale passa oltre il 20% delle forniture globali di idrocarburi, è di fatto sigillata dall’inizio della guerra e si accompagna al blocco navale imposto ai porti iraniani dalle forze statunitensi, che oggi hanno colpito una nave gambiana che tentava di violarlo.«Il presidente Trump firmerà un accordo solo se sarà vantaggioso per l’America e se le sue linee rosse saranno rispettate», ha confidato ad Afp una fonte della Casa Bianca. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghai, ha respinto le richieste americane di riapertura immediata dello Stretto e si è limitato a riferire che «le discussioni sono in corso». Solo Iran e Oman sono «autorizzati a decidere» sulla sua gestione del passaggio, ha dichiarato da parte sua il parlamentare iraniano Alireza Salimi all’agenzia di stampa Isna.Invita a rimandare il tema del nucleare a un negoziato successivo anche il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, secondo il quale un accordo è «più vicino che mai». Considerato l’"immenso impatto internazionale» del blocco dello Stretto di Hormuz, la risoluzione di questo problema è «una priorità maggiore rispetto alle questioni nucleari», ha aggiunto Fidan, intervistato dal quotidiano giapponese Nikkei.