Parte dal prossimo 3 giugno una nuova fase di mobilitazione antifascista nella Capitale. In quella data si riunirà l’assemblea del coordinamento permanente “Roma città antifascista”, un fronte ampio e trasversale nato negli ultimi mesi per rispondere all’escalation di episodi di matrice neofascista e sionista, oltre a costruire una risposta forte contro la manifestazione annunciata per il 13 giugno dal comitato “Remigrazione e riconquista”, formato da gruppi dell’estrema destra come CasaPound, il Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani, che da mesi portano avanti una proposta di legge xenofoba contro le persone migranti.
L’appuntamento di mercoledì, alle 17.30 presso la Sala Fredda della Cgil in via Buonarotti, segna un passaggio politico rilevante: non solo un momento di confronto tra le numerose realtà aderenti, ma l’avvio di una mobilitazione che punta a incidere concretamente sul piano pubblico e istituzionale, per ribadire la richiesta di impedire lo svolgimento della marcia promossa dall’estrema destra oltre a creare un fronte democratico per arginare fenomeni e violenze di stampo neofascista nella capitale.
“Il coordinamento nasce infatti in un contesto che gli organizzatori definiscono “sempre più preoccupante”, segnato nel corso del 2025 da atti di vandalismo, intimidazioni e aggressioni che hanno colpito sedi sindacali, scuole, spazi sociali e realtà antifasciste diffuse in tutta la città. Episodi che, letti nel loro insieme, delineano – spiegano dal coordinamento – un tentativo di riaffermare una presenza organizzata e aggressiva dell’estrema destra nel tessuto urbano”. Questo quadro si è ulteriormente aggravato nei primi mesi del 2026, con fatti che hanno suscitato allarme e indignazione. Tra questi, uno dei più gravi è stato l’attacco armato contro due attivisti dell’ANPI di Roma durante le celebrazioni del 25 aprile, un episodio simbolicamente e politicamente dirompente, perché avvenuto in una giornata fondativa per la memoria democratica del Paese. A ciò si aggiungono le aggressioni avvenute nel mondo studentesco, come quella registrata durante la Consulta provinciale degli studenti, dove ragazze e ragazzi sono stati colpiti mentre protestavano pacificamente contro la cancellazione del termine “antifascismo” da una commissione.






